A dieci anni di distanza dalla pubblicazione di Sicilia On Line, la nostra azienda ha creato (e sviluppato) un vero e proprio network che oggi conta non solo sulla presenza di www.siciliaonline.it sul web, ma anche di www.bsicilia.it, www.sicilialive.it, http://ospitalita.siciliaonline.it, http://ristoranti.siciliaonline.it, e http://comunidi.siciliaonline.it
Visto e considerato che il decennale della nostra attività cade proprio nel periodo natalizio, abbiamo pensato di celebrarlo redigendo la “Guida allo shopping di Natale 2009”. E non si tratta di una guida come tutte le altre, per il semplice fatto che – attenti, come siamo sempre stati, a tutti i cambiamenti della società – abbiamo pensato di destinarla non solo ai classici consumatori di regali “tecnologici”, “tradizionali”, “da centro commerciale”…e chi più ne ha, più ne metta.
Infatti, quest’anno, abbiamo inserito tra i nostri destinatari anche i sostenitori sfegatati dei regali con risvolti sociali (di qualsiasi tipo), meglio conosciuti come “etici”. Già, perché in tempi di crisi, il consumismo dilagante cede il passo a una riflessione più profonda, che comprende sia il senso di queste imminenti festività, ma anche quello (più generale) del perché ci siano così tante disuguaglianze nel mondo.
Insomma, abbiamo voluto mettere nero su bianco un piccolo vademecum per aiutarvi a effettuare i vostri acquisti senza dimenticare la leggerezza che, finora, ci ha contraddistinti, ma cominciando anche a introdurre un nuovo elemento, sia all’interno di questa pubblicazione che all’interno del nostro stesso network.
Vi invitiamo, pertanto, a non limitarvi a sfogliare le pagine della guida (che sarà in vendita con il Giornale di Sicilia a partire da sabato 19 dicembre), ma ad approfondire la nostra conoscenza seguendoci pure sul web. Siamo certi che vi piaceremo, e molto!


















I consumi e il consumismo sono andati affermando una centralità prevaricante e fagocitante la vita stessa dell’uomo e delle sue organizzazioni istituzionali e sociali, allontanando, via via, da sé, quella funzione meramente strumentale, per cui venivano inizialmente prodotti i cosiddetti beni. Appare ormai chiaro che i consumi e il consumismo non siano esclusivamente regolati dai benefici che procura all’uomo, ma piuttosto dalle necessità di sviluppo permanente dell’economia imprenditoriale. La globalizzazione dei consumi di beni materiali viene imposta con le modalità incalzanti dei media e delle mode, da un modello di sviluppo che vede l’uomo come una macchina che macina beni che si consumano con la maggiore velocità possibile: una trappola infernale. La centralità della cultura del consumismo, senza peraltro contribuire all’abbattimento delle povertà e delle disuguaglianze, non offre alcun positivo valore aggiunto all’uomo, ma inesorabilmente gliene sottrae piuttosto, non solo in termini monetari, ma soprattutto nel soffocare le peculiarità della propria identità che risulta definita piuttosto dalla caratura dei beni posseduti e in secondo ordine dai valori etico, morali e culturali che esprime concretamente, quando questi riescono a sopravvivere. Questa cultura ha agevolato il sovvertimento di qualsiasi ordine dei valori che costituivano le nostre radici, sacrificandole alla moderna organizzazione economica e istituzionale, alla produzione industriale e al ciclo del prodotto, alla globalizzazione dei mercati e all’accumulazione del valore monetario. Le ragioni del possesso e del consumo dei beni, hanno prevaricato le più profonde ragioni dell’uomo, della vita in generale e degli equilibri della natura. La cultura del consumismo oggi e la sua inarrestabile globalizzazione, esprimono in maniera eloquente e allarmante, quanto siamo lontani dall’avvio del processo di un’auspicata inversione di tendenza culturale che consenta di restituire centralità all’uomo e alla natura che lo ospita e non alle cose che consuma. Infatti, la portata devastante e fuorviante di tale tema nodale, credo debba essere considerato come l’anomalia di più grave problematicità e criticità della società contemporanea. Il processo di globalizzazione acritica del consumismo con il portato di esasperazione dissennata dei consumi, costituisce la causa scatenante del progressivo degrado etico e morale di questa società, cosiddetta avanzata e moderna e invece profondamente infelice e schizofrenica. Il consumismo, sempre più intensivo, è così riuscito a narcotizzare le coscienze e talvolta a seppellire la morale e, infine, a influenzare persino i sentimenti, per rincorrere uno scenario caratterizzato da una disperata illusione di felicità. Eppure, la ricerca forsennata (subito e a tutti i costi) e dissennata (costi quel che costi) della felicità consumistica, risulta assolutamente impermanente e precaria, perché si infrange quasi subito sia nell’insoddisfazione divorante la stessa felicità che dovrebbe almeno inizialmente procurare, che con il desiderio continuo incessante e irriducibile di altri consumi. Questa pazza corsa ad acquistare gratificazioni/felicità attraverso il consumismo, porta con sé il vibrione dell’insoddisfazione permanente e dell’insaziabilità del voler consumare sempre di più, conducendo l’Uomo all’abbandono della ragionevolezza, fino a fargli assumere comportamenti, alterati dalla necessità drogata di consumismo, irrimediabilmente aggressivi, non solo nelle relazioni interpersonali, ma anche nei propri confronti.