Venerdì scorso lo statuto regionale siciliano ha festeggiato i suoi 63 anni di vita. Ebbene sì, la nostra “carta costituzionale” è più antica persino di quella italiana. Il re Umberto II lo emanò il 15 maggio 1946 e rappresentò un modo per contrastare le spinte separatiste che provenivano da alcuni ambienti.
L’autonomia al posto dell’affrancamento dal resto d’Italia, dunque, all’indomani di un conflitto - la seconda guerra mondiale - che vedeva il nostro paese uscire quasi totalmente distrutto da cinque anni di combattimenti.
“La Sicilia, con le isole Eolie, Egadi, Pelagie, Ustica e Pantelleria, è costituita in Regione autonoma, fornita di personalità giuridica, entro l’unità politica dello Stato Italiano, sulla base dei principi democratici che ispirano la vita della Nazione. La città di Palermo è il capoluogo della Regione” - recita il primo articolo.
Effettivamente, a giudicare da quello che è successo in Sicilia e in Italia in oltre 60 anni di storia, non si può dire che la Regione non si sia mossa “sulla base dei principi democratici che ispirano la vita della Nazione”.
Ebbene sì. Per anni è valsa la teoria secondo la quale questa regione fosse l’ultima d’Italia non solo per posizione geografica, ma anche - e soprattutto - per la levatura morale - approssimativamente pari a zero - dei personaggi che l’hanno caratterizzata nel tempo.
Ma non è così. Senza nulla togliere alla (bassa) levatura morale di (certi) Siciliani, non possiamo certo ignorare la (bassa) levatura morale di (certi) Italiani. E anche questo è un errore che abbiamo sempre commesso: parlare della Sicilia e dei suoi abitanti come se non facessero realmente parte del resto d’Italia.
In fondo, questo compleanno è servito a ricordarcelo…o no?

Discussione
Nessun commento per “I 63 anni dello statuto regionale siciliano”
Lascia un commento