Nell’attuale momento di “crisi” – terremoti, alluvioni (proprio a Messina dove la natura “impone” uno stop a questa follia!) – il ponte è un errore!
Chi dice “No ponte”, non vuole dire no a tutto. I Messinesi che dicono “No”, non fanno parte del cosiddetto “nimby” (mai nel mio giardino), ma vogliono ribadire con forza che esiste un’alternativa più vantaggiosa, sia per la comunità nazionale che per quella dell’area dello Stretto.
A tal fine, non si dovrebbe prescindere da una valutazione costi/benefici per un’obiettiva valutazione sull’opportunità di attuazione di un’opera del genere.
Purtroppo, appare opportuno evitare tale approccio. Si preferisce la manipolazione mediatica, che si pone in stretta connessione con l’attuale maggioranza politica. Si vuole imporre il ponte, così come gran parte dei decreti legge “a colpi di fiducia”, evitando perfino i pochi emendamenti che possono rivelarsi migliorativi nell’impianto generale di una normativa.
Nel ponte c’è la logica del “miracolo”: un sogno, una chimera, la manifestazione della capacità di pensare in grande. Si farà! Perchè l’immagine è più importante della materia e non importa che sia inutile e che la vera grande opera d’ingegneria sia in realtà proprio lo Stretto, con la sua naturale bellezza.
Si farà! Perché siamo nell’era del fumo mediatico. Non a caso, le simulazioni del ponte costruito somigliano a una copertina di Playboy: tutto è sfumato, soprattutto le cose che potrebbero dare fastidio come le opere a terra, le gigantesche rampe autostradali sostenute da una selva di piloni; rimane solo il ponte, slanciato, quasi una silhouette invisibile tra una costa e l’altra.
Non importa che la qualità dei trasporti in Sicilia sia scaduta a livelli di terzo mondo, che si continui a privilegiare il Nord in questo settore (su ben 44 miliardi di euro, solo il 7% interessa il Sud!).
Al meridione si propone un intervento di complicata realizzazione, messo in discussione da ingegneri strutturisti come Mario Desideri e perfino dall’ingegner Calzona (tra i firmatari dell’attuale progetto), che di recente, con un clamoroso voltafaccia, ha accertato l’esistenza di una faglia nella zona degli immensi pilastri e propone un nuovo progetto di più facile realizzazione che costerebbe molto meno (vedi volume: “Il ponte sullo stretto: la ricerca non ha fine”).
Ma la politica pensa in grande! E la nuova proposta di Calzona non è abbastanza “faraonica”!
Ma se davvero si vuole migliorare la mobilità dello Stretto, si pensi piuttosto a migliorare la mobilità dei passeggeri (autobus del mare), si dismettano le attuali e obsolete navi traghetto attualmente in servizio (i cui costi di gestione sono irragionevoli), sostituendole con più efficaci e veloci mezzi navali.
Enza Lojacono (l’autrice è docente di Diritto Commerciale alla Facoltà di Economia dell’Università di Messina e questa è solo la prima parte del suo post. Domani BSicilia pubblicherà la seconda parte)


















Esiste un libro, di recente pubblicazione, del giornalista Cruciani, il cui titolo è un imperativo categorico “Il ponte s’ha da fare”. Leggendo questo libro, si capisce proprio chi può effettivamente volere la costruzione del ponte. Si capisce quanto sia costata finora la Società Stretto di Messina s.p.a.
Da subito altri 670 milioni di euro, il suo nuovo rifinanziamento. Si capisce quanti siano stati, fino a questo punto, i rinnegati (e anche prezzolati) ambientalisti come Folco Qulici. Si capisce che tutto giocherà, alla fine, contro la Sicilia e i Siciliani. Per non fare demagogia e per essere propositori di qualcos’altro, ritengo che un’alternativa al ponte sarebbe sicuramente qualcosa che, se realizzata, oltre a essere un’eccellenza, sarebbe qualcosa di veramente utile: la Tav tra i due aeroporti di Punta Raisi (PA) e Fontanarossa (CT). I due aeroporti aumenterebbero quasi del doppio la loro capacità operativa. I flussi turistici tra la Sicilia Orientale e quella Occidentale, alcune volte alternativi, sarebbero complementari l’uno all’altro, con elevati benefici economici per i traffici turistici. Il centro della Sicilia sarebbe percorso quotidianamente dal progresso che innescherebbe positività a bizzeffe.
La distanza economica e politica tra le due città non esisterebbe più, creando invece un comprensorio competitivo di un asse come Torino/Milano. Su queste idee, effettivamente realizzabili, dobbiamo incontrarci per evitare di disperdere dei quattrini, soltanto per appagare il desiderio di qualcuno di passare alla storia per avere messo soltanto una prima pietra e che ha affermato che i Siciliani, ancora senza il ponte, non sono veri Italiani.
Date un’occhiata anche al portale http://www.nopontestrettomessina.it
Michele Di Marco.