Politica Nazionale

Al posto di costruire il sullo di , si potrebbe fare ricorso a navi traghetto di ultima generazione, opportunamente attrezzate, su cui imbarcare treni passeggeri di lunghezza limitata, in modo da rendere agevole e rapida la manovra di imbarco/sbarco, assicurando continuità vera al trasporto ferroviario su scala interregionale.

Si potrebbero potenziare i servizi marittimi per il trasferimento di unità di carico merci (container e casse mobili) tra i porti siciliani e i porti calabresi, invero sotto-utilizzati, tranne qualche eccezione. Nell’insieme si tratta di una partita dell’ordine di 1 miliardo di euro, con riflessi notevoli anche sul piano dell’occupazione.

Per quanto riguarda, poi, il famoso “project financing” (altro “fumo negli occhi”, il termine inglese aiuta a non far capire), gli unici fondi virtualmente esistenti per il sono di provenienza governativa, mentre non esiste un centesimo attualmente investito da soggetti privati e nessuna garanzia di prossimi investimenti: le banche hanno paura e questi sono brutti tempi per la finanza creativa, inoltre, le esperienze finanziariamente fallimentari, come quella dell’Eurotunnel tra Francia e Gran Bretagna, hanno insegnato che a finire come polli spennati sono sempre e solo i cittadini abbindolati da banchieri senza scrupoli.

Non è un caso che nell’analisi di fattibilità economico-finanziaria del , ci si limiti alla componente economica (ovvero si ragiona come se il costo dell’opera dovesse essere tutto a carico pubblico) e viene nascosta la non sostenibilità finanziaria e l’assenza di investitori privati.

Altro aspetto connesso e molto preoccupante è il calcolo, che non mi risulta effettuato finora, dei “costi di gestione” una volta realizzato il , che non saranno irrisori e destinati certamente a una crescita esponenziale se affidati a società private.

Da notare, tra l’altro, che il non contribuirà a unire le città dello facilitandone le relazioni (senza considerare l’incidenza delle tariffe di attraversamento che si prevedono superiori a quelle dell’attuale attraversamento coi traghetti): in termini di tempi il vantaggio sarà nullo se non peggiore.

Dal centro di Reggio Calabria al centro di la previsione dei tempi di viaggio sarebbe di circa 45 minuti, tempo non dissimile da quello che potrebbe assicurare un efficiente servizio di trasporto pubblico integrato con navi veloci. Il rischia dunque di allontanare e Reggio Calabria dai traffici nazionali: il transito attraverso il si tradurrà in una specie di mega-tangenziale per correre più velocemente da Napoli a Palermo o a Catania, senza neppure vedere il paesaggio sottostante.

In definitiva, il farebbe risparmiare appena mezz’ora o un’ora a un automobilista napoletano, romano o milanese su un tempo complessivo di 10-20 ore di viaggio.

Le considerazioni che precedono non sono, ovviamente, esaustive del problema. Ciò che si può sicuramente asserire è che assumere una posizione preconcetta sulla fattibilità del sullo non è più ammissibile e coloro che hanno un minimo di responsabilità e lungimiranza dovrebbero documentarsi appropriatamente e capire che la “scommessa ” non può ridursi alla intransigente volontà di una parte politica, e se alla fine si perde questa scommessa saranno lacrime amare, non solo per gli abitanti dell’area dello , ma per tutti gli Italiani.

Enza Lojacono (l’autrice è docente di Diritto Commerciale alla Facoltà di Economia dell’Università di e questa è la seconda parte del suo post. Ieri BSicilia ha pubblicato la prima parte)

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Discussione

3 commenti per “Il ponte? Argomento politico! - Seconda Parte”

  1. Postato da Temor | 26 Dicembre 2009 09:54
  2. -Termini Imerese: l’incapacità del governo -
    di Paolo De Gregorio, 7 gennaio 2010

    La questione dello stabilimento della Fiat in Sicilia ci rivela, come al solito, l’intima natura del capitalismo e la subalternità della politica alle decisioni imprenditoriali, anche se la politica, a buon diritto, potrebbe pretendere di dire l’ultima parola, visto che i soldi pubblici per finanziare le varie crisi e ristrutturazioni Fiat, dal dopoguerra ad oggi, sono stati erogati massicciamente a spese dei contribuenti. L’intima natura delle imprese è quella di liberarsi dei rami secchi senza preoccuparsi delle piaghe sociali che queste scelte provocano, e comunque scaricano sulla collettività i problemi, e dunque il cosiddetto “libero mercato” si rivela una struttura predatoria che si fonda su aiuti statali quando è in crisi, e su ammortizzatori sociali statali quando ristruttura o chiude. Una politica subalterna e vigliacca o complice della classe dominante continua a mantenere con soldi pubblici un sistema che se dovesse veramente basarsi sul libero mercato puro sarebbe già fallito, come quelle banche americane, ree di speculazioni e truffe, che sono state rifinanziate da Obama con cifre 5 volte superiori ai costi della riforma della assistenza sanitaria per tutti. Così si crea un capitalismo irresponsabile, incapace di correggere i suoi errori, impunito, illegale, e tutta la società civile marcisce con esso, di illegalità in illegalità, di corruzione in corruzione. Proprio in virtù di tutti quei soldi pubblici regalati alla Fiat, oggi i lavoratori di Termini Imerese devono pretendere dalla Fiat una riconversione della fabbrica in un settore che dovunque è in grande espansione, quello della tecnologia fotovoltaica, con l’obiettivo strategico (e possibile) di rendere tutta la Sicilia energeticamente autonoma, attraverso quell’inesauribile petrolio siciliano che è il sole. E’ una proposta che deve essere supportata da tutte quelle forze politiche che non vogliono disperdere il patrimonio di 2.000 operai metalmeccanici specializzati, con la lungimiranza di risolvere un grave problema sociale di disoccupazione e disperazione, nella giusta direzione di fare una isola più pulita e moderna, che non brucia più combustibili fossili, con una microgenerazione diffusa di energia elettrica, che può rappresentare una possibilità di lavoro per migliaia di persone che intendano vivere gestendo piccole “fattorie solari” allacciate alla rete, o come integrazione ad una agricoltura anche essa in crisi. Come si vede, la scelta di non abbandonare gli operai di Termini Imerese con una riconversione della produzione, oltre che responsabilizzare la Fiat, che ha peraltro la capacità tecnica per farlo, potrebbe segnare una positiva svolta per tutta la Sicilia, abbassando i costi degli impianti fotovoltaici, cosa che si otterrebbe con una produzione avanzata di tipo industriale. Essendo molto scettico sulla lungimiranza della politica, questo discorso può andare avanti solo con la convinzione e la lotta della popolazione intera di Termini Imerese, che deve difendere a tutti i costi i posti di lavoro, con la capacità però di saper proporre soluzioni e pretendere che i politici accompagnino questo nuovo corso con leggi atte a facilitare la riconversione energetica. E’ per questo che invio queste mie brevi note anche al Consiglio di fabbrica di Termini Imerese e spero che possa essere convincente. Se il futuro non se lo fabbricano con il loro impegno non avranno futuro. Quanto al governo Berlusconi e al suo partito che parla di libertà, mi piacerebbe che fosse chiaro che esso parla di libertà dei padroni di licenziare, una delle innumerevoli “libertà” che i padroni hanno, mentre per gli operai le “libertà” sono quelle di avere un lavoro, un sistema sanitario che funziona, e non crepare in lavori nocivi.
    Paolo De Gregorio

    Postato da Paolo | 9 Gennaio 2010 12:30
  3. Frodi brevettali. La tecnologia ibrida doppia frizione con motore elettrico nel mezzo è stata “mutuata” da un brevetto che la Fiat non ha mai voluto acquistare, ma soltanto spudoratamente copiare. Invito e visitare il mio blog dove “vitalità” e disinvoltura dei progettisti Fiat appaiono in piena evidenza: http://propulsoreibridosimbiotico.blogspot.com/ Chiunque abbia a cuore una onesta etica industriale in difesa della proprietà intellettuale conosca la storia raccontata nel mio blog. Se le industrie possono permettersi impunemente di copiare le idee, in quanto per difenderle occorrono cause costosissime, a cosa servono i brevetti? Come possono i nostri giovani trovare coraggio intellettuale se i potentati economici schiacciano i diritti dei singoli? Se vi accingete a richiedere un brevetto oppure proporlo a un’azienda, la mia esperienza con la Fiat può esservi utile per muovervi con migliore circospezione. Ulisse Di Bartolomei.

    Postato da Ulisse Di Bartolomei | 16 Novembre 2010 01:30

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