Quando questa storia è cominciata - la notte tra l’8 e il 9 novembre del 2000 - uno dei ragazzi condannati come assassini aveva 22 anni. Oggi ne ha 31 e vive con la prospettiva di uscire dal carcere a 53.
La storia a cui mi riferisco è l’omicidio di Rosario Livio Portinaio, noto libraio palermitano, che fu trovato cadavere all’angolo tra la via Sciuti e la via Principe di Paternò. La dinamica del delitto sembrò essere la seguente: Portinaio fu ucciso poco dopo l’una di notte. Si trovava in compagnia del suo assassino, con il quale o si era dato un appuntamento in via Sciuti o trascorse alcune ore, prima di avere con lui una discussione conclusasi con tre colpi di pistola calibro 38. Due colpirono il libraio alla schiena e uno colpì un’auto parcheggiata.
Due anni dopo quella notte, le indagini sul delitto del libraio furono chiuse senza che gli inquirenti avessero trovato un movente e, dunque, un colpevole. Il 24 novembre del 2004, però, avvenne il classico colpo di scena: Ivan Sestito fu convocato dalla Squadra Mobile di Palermo, dopo essere stato indicato da una fonte confidenziale come l’esecutore materiale dell’omicidio.
All’epoca in cui si svolse il fatto, Ivan Sestito e Maurizio Gentile erano amici. Interrogato dalla polizia, Sestito dichiarò che a commettere l’omicidio era stato, invece, proprio Gentile. Sempre secondo Sestito, si sarebbe trattato di una rapina (anzi, di un tentativo di rapina, dato che nelle tasche di Portinaio la polizia trovò alcuni milioni di lire) andata male.
Così, dopo due anni e due mesi trascorsi tra il carcere e gli arresti domiciliari, nel febbraio del 2007 Maurizio Gentile venne assolto al processo - in cui Ivan Sestito era coimputato - di primo grado. Anche Sestito, qualche settimana prima di Gentile, venne assolto.
Nel febbraio di quest’anno, però, il verdetto di appello ha ribaltato tutto. Maurizio Gentile è stato, infatti, condannato a 22 anni di reclusione e, da allora, si trova rinchiuso nel carcere dell’Ucciardone di Palermo. Ieri, infine, la corte di Cassazione ha confermato la sua condanna e posto, almeno apparentemente, fine alla storia.
Il giudizio d’appello a carico di Ivan Sestito si è svolto separatamente da quello di Gentile, perchè il primo si è avvalso del rito abbreviato. Anche lui è stato condannato. Ma, in questo momento, è solo su Gentile che ci concentreremo.
E il motivo è presto detto. Dopo aver appreso la sentenza della Cassazione, in redazione si è presentata Roberta Carramusa, 28 anni, fidanzata di Maurizio Gentile. Gli occhi gonfi e la voce a tratti incrinata, Roberta è venuta a chiederci aiuto.
“Ho scritto a Giulio Andreotti e lui si è adoperato affinchè la sentenza della Corte di Cassazione venisse emessa in tempi brevi - ci ha detto - Ho scritto ad Angelino Alfano, ma da lui non ho mai ricevuto alcuna risposta. Maurizio è detenuto ingiustamente, vive in una cella con altre cinque persone ed è in attesa di essere operato, per l’estrazione di alcuni ferri che gli sono stati applicati in seguito a un incidente, dall’inizio di quest’anno. Ma come? All’omicidio di Chiara Poggi, a Garlasco, dedicano ancora gli speciali in televisione e di questo non si parla affatto?”.
Così, abbiamo deciso di offrire questo spazio a Roberta. Nei prossimi giorni, pubblicheremo alcuni suoi interventi e, senza voler emettere alcuna sentenza a nostra volta, nè di condanna nè di assoluzione, aspetteremo di vedere se qualcos’altro si muoverà intorno a questa vicenda.


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