BSicilia

Le dichiarazioni di Napolitano in televisione il 2 ottobre, mentre la gente moriva nel fango sono state: “Vi è un diffuso dissesto idro-geologico in gran parte causato dall’abusivismo”. Altre dichiarazioni, in questo caso dei giornalisti, parlano di mafia e abusivismo edilizio.

Ci sono stati frequentemente ricordati Totò Riina e altri delinquenti durante la settimana appena trascorsa. Mai, negli ultimi quindici anni, ho sentito parlare di Archimede, di Ettore Majorana o di tanti altri grandi Siciliani, alla televisione. Solo mafia, arretratezza, abusivismo, etc. etc.

Per mestiere, io mi occupo di fatti, di cose reali, di rapporto causa effetto, e questo mi porta a fare le seguenti osservazioni:

1) Chi ha fatto crollare il mercato degli agrumi, riducendo ancor di più il reddito pro-capite dei Siciliani? Uno scellerato accordo tra governo italiano e spagnolo.

2) Chi ha fatto questo è il vero responsabile del dissesto idrogeologico di ampie zone della ? Se sì, perché?

Perché i contadini che accudivano, con grande perizia le colline e le campagne, non lo hanno potuto più fare. Sono andati in malora i terrazzamenti, che contenevano le frane e che, realizzati con i cosiddetti “muri a secco”, non durano più di 15-20 anni. Perché necessitano di un’attenta manutenzione.

Se girate tra le colline, vedrete che i terrazzamenti sono tutti crollati, dando luogo a frane. Questo il rapporto causa – effetto. Ma il curioso comportamento dei nostri politici è il seguente: da un lato si toglie reddito alle famiglie e, quando vi sono conseguenze da pagare, si ribalta la colpa sulle stesse, per mafia e abusivismo.

Tutto questo è molto comodo, ma non è vero.

Poiché sto per introdurre un argomento complesso da spiegare, cercherò di farlo nel modo più semplice possibile. Provo a parlarne per esempi e ribaltamenti. Scusate i termini.

Iniziamo con la situazione generale della zona -Catania, facendo delle comparazioni con persone residenti in altre regioni.

Ai Fiorentini:
Cosa fareste voi, se l’autostrada del sole Firenze-Viareggio fosse sostituita domani con l’autostrada -Catania - come costruzione, non come località - pagando il pedaggio che pagano in ?

La risposta è che verrebbe assediata la Regione da folle inferocite. Ci sarebbero scioperi, ci sarebbero manifestazioni cruente; l’impossibilità degli amministratori di apparire in pubblico.

Eppure l’autostrada -Catania non è poi così brutta, ma qui - nel centro Italia - vi sono state feroci contestazioni, manifestazioni, scontri e indagini della magistratura per la superstrada Fi-Pi-Li che è, come fattura, identica alla -Catania.

Insomma, quello che in si chiama autostrada, e si paga anche a caro presso, in si chiama superstrada, con le scuse degli amministratori che hanno contribuito a costruirla, e senza pedaggio.

Ho provato a chiedere ad alcuni amici della Versilia (Viareggio e dintorni), per ribaltamento:
Ma se vi avessero costruito sul lungomare una bella ferrovia, alta dai 5 ai 10 metri, e costretto ad arrivare alle spiagge passando sotto i ponti della stessa, voi cosa avreste fatto?

Sarebbe successa una rivoluzione, avremmo cacciato gli amministratori con il forcone e ne avremmo impedito la costruzione - mi hanno risposto.

Gli amministratori toscani si guardano bene dal fare questi tragici errori, infatti Viareggio ha un lungomare largo 16 metri con ampi marciapiedi e, nei pressi, vi sono folte pinete ben tenute.

Così facendo, possiamo ragionare per pagine e pagine, facendo confronti tra nord e sud. Ma dei confronti reali, non dei confronti teorici. Bisogna chiedere alla gente “cosa ne pensa se…?”.

L’ultimo esempio:
Prato è la capitale italiana delle stoffe.
Sono due anni che l’intera città di Prato lotta per tenersi le industrie e per evitare il fallimento di quelle che vanno male. Vi è stato il rischio che si scatenasse la caccia al “cinese”, perpetrato da operai, sindacati, manifestazioni, gente arrabbiata per la possibile perdita del posto di lavoro.

Per ribaltamento:
, anni ‘80, il governo italiano raggiunge accordi scellerati con la Spagna, secondo cui gli agrumi spagnoli vengono a costare meno di quelli siciliani. Ciò ha comportato la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro nella trasformazione degli agrumi, riducendo alla fame le famiglie dei contadini che coltivavano questi agrumi, destabilizzando di conseguenza il territorio che era, negli anni ‘80, curato e terrazzato. Scioperi? Manifestazioni? Malcontento? No, nulla!

Però, sempre in quegli anni lo Stato inizia la guerra alla mafia. Io non voglio fare il Marco Travaglio della situazione. Ma solo porre il lettore nelle condizioni di capire che, i nostri politici ci hanno portato via quello che avevamo, sostituendocelo con una fama, affatto invidiabile, di…Siciliani. Ovvero di chi non rispetta le regole, di collusi, di mercanti di droga, di mafiosi, di gente di malaffare, evasori fiscali, gente che fa il nero, abusivisti, etc.

A me sembra che la cortesia, il buon cuore, il sapersi accontentare, il cercare sempre di mediare, il cercare di essere uomini e donne corrette e di fare una vita tranquilla, avere una famiglia, crescere dei figli, sia interpretato come rassegnazione, come un’isola di 5 milioni di abitanti a cui può essere fatta qualsiasi cosa, tanto non reagiscono: altro che a fatti di sangue gravissimi!

Mica come i Toscani o i Lombardi o i Piemontesi, che se gli fai un’autostrada a due corsie si arrabbiano e sconvolgono una città, linciando gli amministratori, praticando gli espropri proletari dei negozi e dei supermercati.

Provate a chiedere se accetterebbero, a Rimini o a Cattolica o nella riviera romagnola, ma anche più giù, che una linea ferroviaria sulla spiaggia, a ridosso delle case, faccia da tappo alle foci dei fiumi. Segnatevi poi la risposta.

Conclusione:

La ha dato tantissimo all’Italia, dai tempi dell’unità a oggi. E cosa ha ricevuto in cambio?

Quante infrastrutture vere?

Quante industrie?

Quale valorizzazione turistica?

Quale crescita economica vi è stata, che non fosse quella strumentale alle esigenze del mercato del nord?

Quanti soldi risparmiati con sudore e fatica dai Siciliani rimangono nei forzieri delle banche siciliane?
Quasi nulla: quelle risorse servono alle regioni del nord per rafforzare la loro crescita economica e per potere continuare a insultarci.

Perché i migliori Siciliani, le menti, che nascono in finiscono a creare tecnologie al nord? Perché non gli viene data alcuna possibilità di rimanere dove sono nati, per far crescere la propria regione?
Perché le migliori maestranze, la crema del mondo del lavoro, non rimane in a lavorare, ma va a ingrassare il già obeso nord?
Le nostre risorse finiscono investite al nord, in non viene spesa una sola lira derivante dai risparmi incassati nell’isola. Cosa si vuole sviluppare senza soldi?
Perché togliere così le possibilità di sviluppo a un’isola come la ?
Perché dopo 50 anni ancora si parla di un ponte? (Come il ponte Vasco de Gama che ho visto già realizzato a Lisbona, che tra progettazione e costruzione ha richiesto 4 anni ed è stato finanziato dalla Cee ed più corto rispetto a quello messinese di soli 400 metri. Guardatelo pure su internet: non vi è alcun pedaggio da pagare).

Perché tutto quello che viene fatto per la deve costare lacrime sudore e sangue, e deve contribuire a spolpare l’economia siciliana? Certo, il ponte lo potrebbe pagare la Cee come il ponte di Lisbona, ma temo che siano proprio i nostri politici che non desiderano cessare di immobilizzare l’isola.

E perché nella disgrazia tremenda di questi giorni, invece di parole di conforto verso i Siciliani, si usa una bastonatura ipocrita?

In questo mio dire voglio arrivare a una conclusione semplice:

“Non si può stare in paradiso a dispetto dei santi”.

La , da più di 150 anni, è soggetta a un mobbing pressante da parte dello Stato italiano. Alleggerita di tutte le risorse possibili, da quelle della terra, petrolio, zolfo e altro, fino alle risorse umane.
Il tallone del mobbing si è alleggerito quando si è rischiata l’indipendenza, per poi tornare forte e potente, esattamente come in questi giorni.
Ritengo che una storia che in 150 anni, nonostante tutta la buona volontà, non si sia potuta in alcun modo aggiustare, nonostante i sacrifici e la civiltà dimostrata dai Siciliani, non sia una storia aggiustabile.

Ma non è un problema di posizione politica, è un problema relativo allo sfruttamento e al saccheggio delle risorse isolane, per una regione che, la classe politica, non vuol far decollare.
Ritengo di poter dire che potrei aderire a un movimento politico secessionista, se ve ne fosse uno serio; ciò non per ripicca, ma solo perché non vedo come l’Italia possa aiutare la , se non dandogli gli avanzi di quello che lei stessa, e i cittadini italiani di buon senso, rigetterebbero con sdegno.

Concludo il mio pensiero dicendo che:

1) O lo Stato italiano diventa lo Stato di tutte le regioni e dà a tutte uguali dignità e risorse;

2) Oppure sia indispensabile una seccessione. Perché dall’unità d’Italia si sono succeduti tre tipi di governi: monarchia, dittatura, democrazia. Tutti e tre hanno spolpato le risorse siciliane, nessuno dei tre ha saputo rispondere alle esigenze dei Siciliani.

Chiedo scusa per la mia crudezza, ma è strumentale alla chiarezza. Il tono è un po’ duro, ma è per la trasparenza, non per l’arrabbiatura. Anche se ne avrei motivo, perché ho saputo oggi, non ufficialmente, da voce di popolo, che la settimana prossima sarà abbattuta la mia casa, che non è una casa abusiva. Questo certo non mi fa piacere, ma mi fa pensare alla fortuna di non essere stato lì, nel momento della tragedia.

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Discussione

6 commenti per “La lettera di un nostro lettore sul nubifragio del Messinese”

  1. Non meravigliamoci se la Sicilia è considerata non parte dell’italia e se il lutto di Messina non è italiano, perchè chi ha visto il programma di oggi su Rai Tre - Passepartout - si sarà accorto che il commento di un pescatore di Favignana, perfettamente comprensibile, era sottotitolato in italiano come se stesse parlando un extracomunitario. Penso che sia arrivato il momento che i Siciliani veri dimostrino che la loro dignità, onestà e correttezza non sarà mai calpestata da questi denigratori della nostra terra. Dove sono i nostri politici? Perchè sono presenti solo per chiedere il voto? Non hanno mai sentito un peso enorme sulla coscenza delle ingiustizie che i Siciliani subiscono? Spero che la notte sia insonne anche per loro, perchè la nostra rabbia diventi un macigno che peserà sulla loro coscienza fino a quando si renderanno veramente utili per la nostra grande Isola e per i Siciliani corretti e onesti.
    Alfredo

    Postato da Alfredo | 11 Ottobre 2009 14:39
  2. Troppo facile! Sempre colpa dello Stato? Non ci credo… Se non abbiamo mai protestato la colpa è anche nostra, sempre legati alla paura di ritorsioni politiche e criminali… e alla fine i risultati si vedono.

    Postato da Etnatracker | 12 Ottobre 2009 08:53
  3. Per grandi linee, condivido quanto scritto da Eduardo. La colpa è anche nostra, ma quella attribuitaci gratuitamente dagli altri E’ TROPPA! Sostengo da tempo che i politici che svolgono male il proprio mandato DEVONO RISARCIRE i cittadini dei danni provocati CON DANARO PROPRIO.

    Postato da Benny | 12 Ottobre 2009 09:03
  4. Secondo me, i problemi evidenziati dal lettore hanno una portata di più vaste dimensioni e affondano radici nella notte dei tempi. Sarà che la Sicilia è terra di grandi risorse “sfruttatabili da terzi”, di potenzialità strutturali non adeguate, di scambi commerciali economici europei non perfettamente bilanciati, di denaro pubblico sperperato, di politiche locali e regionali errate, però mi sorge spontanea una domanda. La Sicilia non è una Regione a Statuto Speciale? I vari governatori e le rappresentanze politiche che si sono succedute nel corso degli anni non sono forse il frutto e la condivisione di libera scelta individuale di ogni cittadino siciliano? Recriminare oggi nel post-tragedia non serve a nulla e a nessuno. E’ necessaria in ultima analisi la presa di coscienza di tutti, sia di chi governa sia dei Siciliani che tanto amano la loro terra.

    Postato da FB_1681441044 | 12 Ottobre 2009 12:05
  5. Carissimi,
    il discorso sulla secessione incruenta, è un discorso molto lungo, ma non vi è una possibilità di uscirne in modo diverso. Un conto sono le situazioni che durano mesi, anni, decenni. Un conto sono le situazioni che durano da oltre 150 anni. Se le paludi pontine fossero state in Sicilia, non sarebbero mai state bonificate. E noi saremmo morti.
    Se lo Stato Italiano in tutto questo tempo non è stato in grado di risolvere i problemi dei Siciliani, vuol dire solo una cosa. Che i problemi dobbiamo risolverceli da soli.
    Facendo ricerche storiche, ho visto che, da decenni, viene richiesto da più parti alla Regione Siciliana, la piena applicazione dello statuto speciale.
    Cosa che a oggi non è stata ancora adempiuta.
    Questa tragedia della provincia di Messina, ci è servita per vedere in faccia, e nella realtà, come ci trattano le istituzioni italiane.
    Infatti, ai funerali vi era Napolitano? Si è visto il capo di Stato? Lasciamo perdere che è in collera con Berlusconi. Ma per questo non si va a un funerale di Stato?
    Fosse successo in Francia, o in Inghilterra, o in Croazia, o in Spagna, peggio ancora in Portogallo dove il nazionalismo è molto forte, ci sarebbero state sommosse per questo.
    Si va sempre a calcolo politico, purtroppo.
    Il fatto che il ponte sullo stretto sarà realizzato a pagamento da privati e con il pedaggio, ci fa vedere come le imprese siciliane siano discriminate nella concorrenza. Le aziende del nord, i grandi gruppi, hanno deciso, di non volere concorrenti al sud, e stanno applicando ogni tipo (scusa il termine tecnico) di “Dumping” pur di riuscire in questo intento. Il termine completo è Dumping Predatorio. Questa è una tecnica che viene insegnata all’Università di Economia e Commercio. Tratta di creare ostacoli alla concorrenza, per predarla dei beni, soldi e mercato. Non faccio esempi in merito per evitare di allungare troppo il testo.
    Se la Cee ci ha messo i soldi, per fare il ponte a Lisbona, perché non lo dovrebbe fare per la Sicilia? Avremmo il ponte gratis, senza pedaggio, e la merce che arriva dal nord costerebbe meno, così come la merce che va al nord. Si avrebbe una riduzione dei costi di sistema. A vantaggio delle famiglie.
    Sono i nostri politici che non vogliono, altrimenti, diventiamo più concorrenziali, e potremmo battere, molte imprese “Continentali”.
    Per questo, carissimi, per dare un futuro a noi, e ai nostri figli, dobbiamo pensare a una secessione. Non da farsi domani, da progettarla, da strutturarla, in modo indolore, incruento, e per gradi. Soprattutto per dare una vita migliore, e un lavoro decente, ai nostri figli. Un futuro, una speranza. Cose che attualmente ci sono precluse.
    Abbiamo forti possibilità di sviluppo economico, dobbiamo certo finalizzarle.
    Se gli attuali politici non lo sanno fare, cambiamoli.
    Dobbiamo solo usare meglio il voto.
    Dice un vecchio proverbio… Non si deve frustare un cavallo stanco, bisogna cambiarlo e metterne uno fresco, per arrivare a destinazione.
    Non possiamo continuare a cercare lo sviluppo, facendoci portare via i nostri risparmi, per gli investimenti del nord, e lasciando portare la spazzatura dal nord, e fare anche da discarica per rifiuti pericolosi.
    Riconquistare il nostro territorio, far riemergere la nostra economia, dare spinta alla nostre imprese, lavorare per il bene e lo sviluppo dell’isola, cercando di far crescere il movimento secessionista, fino al punto in cui potrà avvenire la separazione.
    Allora avremo i soldi per le nostre imprese, allora avremo investitori per le nostre industrie, allora ci potremo fare le nostre infrastrutture decenti, sia di viabilità, che di ospedali, che di vera messa in sicurezza del territorio.
    Ed un sistema bancario che dovrà riportare indietro, in Sicilia, le nostre ricchezze, il nostro risparmio.
    Finché ci lasceremo trattare così, non abbiamo futuro, purtroppo.
    Riguardo ai criminali, è vero, siamo stati lasciati per 140 anni in mano ai criminali, ai mafiosi. Ma è nostra la colpa? Non è lo Stato che deve provvedere alla sicurezza dei cittadini? C’è scritto così nella Costituzione. E lo Stato dov’era? Come mai non ha fatto niente, per ben 140 anni? E poi perché ha cercato di fare accordi con la mafia?
    Insomma, abbiamo molta carne al fuoco.
    Da come i politici hanno influenzato il voto nelle varie zone della Sicilia, al fatto che la Sicilia non ha mai potuto avere un proprio partito politico, se non con il placet del nord, e dalla lega nord controllato.
    E’ un discorso lungo e doloroso.
    Abbiamo sbagliato, siamo stati ingenui, per molti anni, a non governarci da noi, è vero. Ma abbiamo visto come gli altri, che ci hanno governato, sbagliano(?) a nostro danno, in malafede, non hanno nemmeno la faccia di venire ai funerali dei nostri morti. Dove vogliamo andare con questi signori?
    Sono convinto anche io che si dovrebbe dare, a chi va come eletto, nelle istituzioni, la responsabilità dell’operato, rimborsando eventuali danni che vengano fuori dalla sua gestione.
    Condivido con i lettori, l’idea che un po’ della colpa della gestione della Sicilia, sia anche nostra. Ma tutta no.
    Se abbiamo sbagliato in qualcosa, abbiamo sbagliato a dare fiducia alle persone che hanno gestito il potere. Ma per il resto, non è colpa nostra.
    La nostra parte di colpa la possiamo rimediare. Cambiando riferimenti politici, cercando di far emergere i movimenti autonomisti che già vi sono.
    Se un vantaggio lo abbiamo avuto in questi giorni dalla tragedia della provincia di Messina, è stato quello di aver visto in faccia chi ci governa, avere visto come veniamo considerati.
    Tra le domande che avrei fatto volentieri a Bertolaso ve ne è una:
    Perché volete spostare le popolazioni, invece di risanare il territorio?
    Ma quando vi è stata l’alluvione a Firenze, i Fiorentini dove li avete portati? Da un’altra parte?
    Oppure è stata fatta un’opera gigantesca, come il bacino del bilancino, un invaso di 25 ettari, per contenere l’affluente “Sieve”, del fiume Arno.
    Si vero, Firenze è Firenze.
    Si vede che i morti di quella alluvione hanno più dignità dei nostri morti del Messinese. Scusate, volevo dire che un cittadino Fiorentino ha più diritti di un cittadino del Messinese.
    Io credo che la Sicilia si riprenderà. Perché i Siciliani sono migliori di quanto credono. Magari sono un poco ipercritici verso se stessi, ma sono intelligenti e determinati, se riescono a costruirsi una speranza. Se a un popolo levi la speranza, qualsiasi popolo, come è stato finora fatto… dove andrà mai quel popolo? Andrà a finire schiavo di un altro popolo.
    Impariamo qualcosa dal popolo Vietnamita, che non è mai stato sconfitto da nessuno, in 3000 anni, nè dal grande Gengis Kan e dall’esercito mongolo, nè dal grande esercito americano. Ma loro avevano un speranza, nel futuro che a noi Siciliani è stata negata. La possibilità di essere liberi e di fare una vita migliore, per se stessi e per i propri figli.
    Concludo dicendo che siamo un grande popolo, lo siamo stati in passato e lo saremo ancora.
    Basta costruirci un’obiettivo, una vera speranza di una vita migliore per i nostri figli, e mollare questi governanti per noi conduttori verso il niente, al graduale annullamento, alla vergogna, e all’insulto, e alla povertà.
    Ringrazio tutti i lettori che hanno risposto a questa mia. Mi scuso per la parole un po’ forti.
    Ringrazio di cuore questo Blog che ci ha ospitato.
    Eduardo Freni.

    Postato da Eduardo | 12 Ottobre 2009 15:00
  6. La trasmissione L’arena di Rai Uno ha dimostrato quanto sia bassa e becera la qualità del programma. Gli opinionisti, un certo Klaus, un lettore di Telegiornale, un “geologo” conosciuto più televisivamente che professionalmente e, dulcis in fundo, una rappresentante del Wwf famosa per la scoperta dell’anatra zoppa maculata che non passa più dallo stretto e per i cortei “No al ponte” anzichè per le proteste contro la cementificazione, lo sfascio delle colline, il rischio mortale per gli abitanti (purtroppo non sono uccelli) tutti accomunati dall’idea che i Messinesi sono degli abusivisti e che i morti se li debbano piangere solo i Siciliani. Purtroppo, la Sicilia è in buona compagnia, anzi cattiva. Secondo l’Istat, la Liguria è la regione d’Italia che si è mangiata la maggior superficie libera dal cemento: in 15 anni, dal 1990 al 2005, il territorio libero dalle costruzioni è passato da 249.000 ettari a 185.570, con una riduzione del 45,55%. In pratica, quasi la metà delle zone libere sono state cementificate. Un record negativo. E la Liguria distanzia le altre regioni di molte lunghezze. In Italia, mediamente, dal 1990 al 2005 le regioni hanno perso il 17,06% di spazi incontaminati. La Liguria supera del 300% questa percentuale. E non è finita: sono in arrivo centinaia di palazzi, grattacieli, parcheggi, box interrati e tanti porticcioli con posti barca. Secondo le stime di associazioni ambientaliste, soltanto lungo la costa ligure sono in via di realizzazione oltre 3 milioni di metri cubi di nuove costruzioni. Una nuova e sciagurata “Rapallizzazione” (neologismo coniato negli anni ‘60/’70, sinonimo di cementificazione selvaggia e intensiva, compiuta nella cittadina di Rapallo-Genova che Giorgio Bocca definì la “Lambrate del Tigullio”). Un neologismo conosciutissimo dagli addetti ai lavori, che chissà perchè, essendo negativo, non è siciliano. I monti che si tuffano in mare, i torrenti ripidi e impetuosi, gli incendi che devastano le colline, il clima e la metereologia quasi identici, sono gli ingredienti che accomunano la costa Jonica Messinese alla Liguria, Genova e Messina sono le città più lunghe d’Italia, così strette tra i monti e il mare, attraversate da decine di torrenti, in gran parte cementificati e coperti. Il torrente Bisagno attraversa la zona di Marassi scoperto e con un alveo della larghezza di 200 metri, prima della stazione Brignole è stato coperto e l’ultimo tratto è diventato Viale Brigate Partigiane e poi Viale Brigate Bisagno, alla sua foce la larghezza è meno di 50 metri: ma dove sfocia? Accanto a Piazzale Kennedy che non è nient’altro che l’entrata della Fiera di Genova e del Palazzo dello Sport !!! Il torrente Chiaravegna nell’ultimo tratto è coperto poco: ma dove sfocia? Vicino a una pista dell’aereoporto “Cristoforo Colombo” di Genova Sestri!!! Così per altre decine di torrenti coperti. Solo il Polcevera scorre per l’intero suo tratto scoperto. Manarola è un grazioso borgo medioevale delle cinque terre (Patrimonio dell’UNESCO), la cui via principale è la via di scolo, manco a dirlo, un torrente coperto!!! A tal proposito, se si potesse ritagliare Giampilieri Superiore e ricomporre nelle cinque terre, non sfigurerebbe affatto. Altro che abusivismo! Concludendo, è molto probabile che in un prossimo futuro, un evento metereologico simile a quello dell’ 1 ottobre possa colpire Genova e parte della Liguria, con danni e perdite di vite umane decuplicate. Nella trasmissione L’arena, gli opinionisti, con il cuore affranto e le lacrime agli occhi, direbbero che la tragedia è immane, che il lutto coinvolge tutta la nazione, che le precipitazioni sono state un fatto eccezionale, che non esisteva abusivismo e quel poco di cementificazione era eco-compatibile. In ultimo, confesso di essere nato e cresciuto in Liguria, ma sono da molti anni Messinese d’adozione. Le regioni che amo sono solo la Sicilia e la Liguria, regioni bellissime ma disgraziate e sopratutto sempre amministrate da una miserrima e incompetente classe politica.
    Pirmario Gambino, Alì Terme

    Postato da Piermario | 16 Ottobre 2009 11:43

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