Non voglio essere monotematica, nè facilmente etichettabile come “una di sinistra”. Perchè non lo sono. Sono solo una privata cittadina che lavora per mantenersi. Sono stata una “pubblica” cittadina quando ho fatto dell’associazionismo antimafia la mia missione, ma questa è un’altra storia.
Adesso il problema è che l’Italia, alla presidenza di turno del G8, si è presentata con la lettera che vedete qui sopra come biglietto da visita, prima di parlare di finanza etica. Si tratta della missiva che i Corleonesi hanno scritto a Silvio Berlusconi e che i pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia hanno trovato negli archivi della Procura di Palermo.
L’Espresso l’ha pubblicata sul suo sito ma - ahimè - in pochi hanno ripreso la notizia, se consideriamo un manipolo di “sovversivi” su facebook. A loro sono da aggiungere i magistrati - evidentemente “comunisti” - i quali, alla luce di questa missiva, ritengono che il Presidente del Consiglio fosse in contatto con i vertici di Cosa Nostra sia prima che dopo la sua “discesa in campo”, come già raccontato da diversi collaboratori di giustizia.
Questa lettera è stata depositata quattro giorni fa, a Palermo, gli atti del processo d’appello per riciclaggio di denaro sporco contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002. E potrebbe essere avocata anche agli atti del processo d’appello per concorso esterno in associazione mafiosa contro Marcello Dell’Utri, braccio destro di Silvio Berlusconi, oltre che creatore del partito di Forza Italia.
Vogliamo aspettare la conclusione di tutti i gradi di questi processi (in primo grado, entrambi gli imputati sono stati condannati) e l’approvazione del lodo Alfano prima di avere un - primo e ultimo - sussulto di dignità?


Il pezzo che ho letto, tratto da BSicilia, ha incuriosito un privato cittadino che è andato a leggere il servizio sull’Espresso e questo è quanto riportato in sintesi:
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“Una lettera che “L’Espresso” online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: “… posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.
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Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.
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i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito.
La mia conclusione è la seguente:
Lasciamo lavorare tranquillamente la magistratura che avrà sicuramente tutti gli elementi per trarre le giuste conclusioni. Pochi, pertanto, hanno ripreso la notizia in quanto, per la attenta lettura di quanto sopra riportato. Si tratta in buona sostanza di una seconda parte di una missiva (la prima parte non si trova) attualmente anonima forse mai arrivata a destinazione e ritrovata invece in originale (ritengo) fra le carte personali di Don Vito.
1. A ogni buon conto, ribadisco che la legge sulla sicurezza recentemente approvata tra ”le altre cose” prevede che vengano ripristinati i poteri del Procuratore nazionale antimafia e inasprito il 41bis sulla detenzione dei boss mafiosi, nonché l’obbligo per gli imprenditori di denunciare i tentativi di racket pena l’esclusione delle gare di appalto.
Certo, i processi si fanno in tribunale, ma le responsabilita politiche ed etiche di un governo presieduto da un iscritto alla loggia P2 sono evidenti già oggi: sono stati tagliati i fondi alla giustizia e alle forze dell’ordine, salvo aumentarli alle operazioni di guerra a sostegno Agip. Ogni giorno si registra un attacco ai giudici, accusati di essere razza a parte, tra le altre amenita, ma si danno scorte a personaggi come Emilio Fede. Si legalizza il gioco d’azzardo rovinando famiglie e arricchendo societa la cui trasparenza è stata brillantemente illustrata da Report di domenica. Si tagliano i fondi all’istruzione e cultura, al patrimonio archeologico e si svende il Colosseo per pubblicita privata, si distrugge la sanità pubblica per sostenere le truffe private. Il regime ha bisogno di idioti sudditi che acclamino il re nudo…