Mafia

Partendo da quello che sono andati a fare a Torino alla fine dell’anno scorso – presentare il consorzio “Libera Terra Mediterraneo” costituito, tra le altre, dalle cooperative Rizzotto, Pio La Torre e Terre di Puglia – l’elenco delle , per questi rappresentanti di una siciliana, diventa davvero lungo.

È già avvenuta, infatti, la consegna ufficiale di alla cooperativa Pio La Torre di , che in primavera gestirà l’agriturismo allestito nell’immobile e sui terreni di quello che un tempo fu il luogo in cui il boss di Corleone teneva i suoi animali.

Sulla che collega Marineo a Corleone, al chilometro 25 – nello stesso , quello del , occupato da Rizzotto nel 1948 e a causa del quale Luciano Liggio sentenziò la sua morte – sorge adesso “Terre di Corleone” , una con 16 posti letto e un ristorante da 88 coperti.

“Ma abbiamo anche un e uno di , oltre che un parco giochi per bambini – ci dice Domenico Fiore , giovane responsabile dell’agriturismo – e contiamo di realizzare anche un centro di delle conserve, un sentiero che conduca fino alla che si trova in questa splendida e una da far visitare alle scuole del circondario, ma anche a quelle di tutta Italia”.

Socio fondatore della cooperativa Pio La Torre, costituitasi nel giugno del 2007, Domenico, 27 anni, nato e cresciuto proprio a , si dice soddisfatto della che sta prendendo la sua attività: “Ho partecipato alle selezioni per il personale della cooperativa perché, come tanti giovani , avevo bisogno di un lavoro e, con mia grande sorpresa, nonostante non avessi alcuna raccomandazione, sono stato assunto. Questa è la dimostrazione che qualcosa sta veramente cambiando”.

“L’agriturismo – continua ancora Domenico – è una grossa opportunità di lavoro per me, e non solo. E siccome io sono entrato alla Pio La Torre come cuoco, voglio che la gente sappia che al ristorante di ‘Terre di Corleone’ troverà la migliore cucina tipica siciliana, elaborata grazie a tutte le erbe selvatiche che crescono qui intorno”.

Stessa soddisfazione è espressa anche dal responsabile della comunicazione della cooperativa Rizzotto, oltre che della Pio La Torre, Francesco Galante, tornato il mese scorso da un viaggio negli Stati Uniti d’America, durante il quale ha raccontato ai cittadini statunitensi il profondo significato dell’attività sua e dei suoi soci in terra di mafia.

“Dopo anni di duro lavoro (la Rizzotto , a differenza della Pio La Torre , si è costituita a novembre del 2001, sempre a , n.d.r.) , abbiamo tagliato un altro importante traguardo”.

Il traguardo al quale si riferisce Francesco, anche lui giovanissimo, è quello della realizzazione di una cantina. Con la vendemmia del 2009, infatti, il vino Centopassi disporrà di un proprio impianto, in contrada Don Tomasi, a San Cipirello, nelle terre che furono del capoclan Giovanni Brusca.

“Grazie a questa cantina – prosegue Francesco – avremo finalmente la possibilità di chiudere la nostra filiera. Finora abbiamo vinificato appoggiandoci a delle cantine sociali della zona, d’ora in poi saremo autonomi”.

La Rizzotto è la più antica delle cooperative di Libera Terra e la sua attività spazia dalla produzione di grano e pasta a quella del vino, fino alla gestione dell’agriturismo e dell’annesso centro ippico di Portella della Ginestra, in un casale che un tempo fu di Bernardo Brusca e che si trova sul versante opposto rispetto a quello della strage del primo maggio 1947.

Stiamo parlando, insomma, di un altro tassello di quella economia pulita che nasce da proprietà appartenute agli uomini più sanguinari di Cosa Nostra che per tanto, troppo, tempo hanno tenuto la Sicilia sotto scacco. La scommessa che questi ragazzi devono vincere adesso è quella di creare sempre maggiori possibilità lavorative per tutti quelli che, come loro, vorrebbero rimanere in Sicilia ma si vedono spesso costretti ad andare via.

Per chi è rimasto, invece, ecco un’altra bella notizia: il bunker di altri mafiosi è diventato un prato bellissimo. Qui, tredici anni fa, Giovanni Brusca e Vincenzo Chiodo ammazzarono il piccolo Giuseppe Di Matteo, dopo averlo tenuto prigioniero per oltre due anni.

Adesso in quel luogo è stato inaugurato il giardino della memoria, dedicato al piccolo Giuseppe e a tutti i bambini vittime delle mafie. Il luogo della barbarie è diventato, dunque, il luogo della speranza.

Da questo pezzo di campagna tra San Cipirello e , la madre di Giuseppe, figlio del pentito che Brusca e i suoi uomini volevano zittire, ha detto con le lacrime agli occhi che “abbiamo vinto noi, anzi ha vinto Giuseppe, perché è grazie a lui che la mafia è stata sterminata”.

Per non apparire troppo ottimista, Franca Castellese puntualizza: “Sterminata sì…se non del tutto, almeno al 70%”. E chiede un’ultima cosa: “Tenete in galera Giovanni Brusca finché vive”.

Se vorrà, i giorni di “fine pena mai” Brusca potrà segnarli sul calendario del 2009 che Libera Palermo ha realizzato, fotografando i terreni confiscati sui quali le cooperative hanno creato il loro lavoro.

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