Con i bagliori di O’Scià, che ha raggiunto la sua settima edizione, Lampedusa ritorna a pieno titolo nella cronaca e i media stanno già riprendendo l’importante evento dando lustro, oltre che al concerto, anche alla più grande isola delle Pelagie.
Purtroppo, però, non possiamo evitare di segnalare le condizioni in cui versa l’isola, dopo il maltempo dello scorso 23 settembre. La maggior parte delle strade isolane sono diventate un colabrodo, con buche pericolosissime per macchine e moto. Moltissime le famiglie rimaste isolate per via del fatto che le strade per raggiungere le abitazioni, essendo in terra battuta e non in asfalto, non sono più percorribili, se non a piedi.
Le spiagge non esistono più, l’acqua torrenziale ha portato via tutta la sabbia e anche la spiaggia della Guitigia (dove si svolgono le serate di O’ Scià) ha subito danni enormi. Il problema delle spiagge è gravissimo, dal momento che la stagione a Lampedusa non è ancora finita.
Ma a cosa servirà avere turisti se non ci sono più le spiagge? Il maltempo, quindi, ha messo in ginocchio l’economia dell’isola. La pioggia torrenziale e il forte vento (ha superato i 30 nodi) hanno demolito muri, allagato case e strutture pubbliche, rovinato la maggior parte dei manti stradali.
Il Comune di Lampedusa e Linosa ha provveduto immediatamente a segnalare agli organi competenti
l’avvenuto, con sopralluoghi documentati da relazioni e foto esaustive. Il 24 settembre, infatti, è stato dichiarato lo stato di emergenza, facendo richiesta ai Ministeri competenti e alla Protezione
Civile di un intervento immediato, dal momento che le sole risorse comunali non basterebbero a coprire neanche una minima parte dei danni subiti.
Tutto questo rientra in una condizione di normalità, se non fosse che, dal momento della nostra denuncia, nessuno si è degnato di dare un cenno di risposta. In altri tempi, le risposte sarebbero già
arrivate. Oggi, forse, è cambiato qualcosa? Le Pelagie non sono più un luogo da tenere in considerazione? La mancanza ulteriore di risposte potrebbe significare una sola cosa: che allo Stato, alla Regione e alla Protezione Civile, non interessa nulla delle condizioni in cui versano oltre 6000 abitanti, relegati su un’isola che fino a quando è stata consenziente, ha potuto godere di qualche beneficio.
Non intendiamo scendere in azzardate polemiche: quello che Lampedusa e i suoi amministratori chiedono è un momento di attenzione e di cura affinché possano sentirsi ancora Italiani. Durante la tormenta dello scorso 23 settembre anche un atto di eroismo (è stata salvata una bimba di soli 2 anni che stava morendo all’interno di una roulotte), a opera di un vigile del fuoco e di un maresciallo dei carabinieri, è passato in cavalleria e nessun segnale è arrivato per gratificare questi due eroi. Il
salvataggio di una sola vita umana, evidentemente, non conta nulla.
Gli amministratori del Comune di Lampedusa e Linosa


















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