Televisione

E’ una di la nostra, una che neanche avrebbe potuto immaginare tale e descrivere così nei suoi romanzi o nei suoi testi teatrali. Una in cui, per esempio, un ai , indagato per , non solo non si dimette in attesa che la sua posizione venga chiarita, ma riesce persino a ottenere un finanziamento di da destinare alla realizzazione di una interamente prodotta in .

Personalmente, non ho nulla contro . All’inizio della prima stagione ho incontrato e intervistato per Sicilia On Line diversi dei suoi protagonisti. Sono rimasta piacevolmente sorpresa dal loro bagaglio culturale e professionale. E mi sono appassionata anch’io - cosa mai avvenuta prima per un prodotto del genere - alle avventure dell’immaginaria .

Il problema qui è un altro. Sebbene, infatti, l’iniziativa di sia lodevole - come, probabilmente, lo è stata (e lo è tuttora) per la - c’è un concetto di fondo che mi riesce difficile comprendere.

Come si può accettare che un indotto televisivo come quello di in venga finanziato da un assessorato regionale presieduto da una persona sulla quale pende un’accusa così grave? Va bene: stiamo parlando di una realtà importante per l’isola, che dà lavoro a migliaia di persone tra autori, attori, comparse, tecnici e maestranze varie. Ma perchè il deve essere sempre sacrificato sull’altare della ?

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