Cultura & Avvenimenti

nasce a intorno al 1128. La tradizione narra che mentre il re Guglielmo II osservava il tramonto con sua moglie, la regina Margherita, una figura gli apparve dicendogli: «Guglielmo io ti annuncio che, per volere di Dio, nascerà nella casa di tuo congiunto, una rosa senza spine».

Per questo motivo, pare che poco tempo dopo, quando nacque la bambina, le venne assegnato il nome . Suo padre, il conte , signore della Quisquina e del monte delle Rose (attuali territori di Santo Stefano Quisquina e Bivona), faceva discendere la sua famiglia da Carlo Magno.

Sua madre, Maria Guiscardi, era a sua volta di nobili origini e imparentata con la corte normanna. Da giovane visse in ricchezza presso la la corte di re Ruggero. Un giorno il conte Baldovino salvò il re Ruggero da un animale selvaggio che lo stava attaccando, il re volle ricambiarlo con un dono e Baldovino chiese in sposa .

La ragazza, all’indomani dell’offerta, si presentò alla corte con le bionde trecce tagliate, declinando l’offerta e preferendo abbracciare la fede. Inizialmente si rifugiò presso il monastero delle Basiliane a , ma ben presto anche quel luogo fu troppo stretto a causa delle continue visite dei genitori e del promesso sposo che cercavano di dissuaderla dal suo intento.

Decise quindi di trovare rifugio presso una grotta nei possedimenti del padre, che aveva visitato da fanciulla, presso Bivona. La sua fama intanto si diffuse presto e la grotta divenne luogo di pellegrinaggio.

Un giorno la grotta fu trovata vuota e successivamente si venne a sapere che aveva deciso di tornare a , occupando una grotta sul Monte Pellegrino per sfuggire ai pellegrini e trovare un rifugio silenzioso.

Ma anche lì ben presto la sua fama la rese celebre e iniziarono i pellegrinaggi. Il 4 settembre del 1165 venne trovata morta dai pellegrini, all’età di 37 anni.

Secondo la tradizione cattolica, nel 1624 salvò dalla e ne divenne la , spodestando Cristina, Oliva, Ninfa e sant’Agata. Mentre infuriava una terribile epidemia arrivata in città da alcune navi, la apparve infatti in sogno a un cacciatore, indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti, che portati in processione in città fermarono l’epidemia.

Post correlati



Discussione

Un commento per “La storia di Rosalia Sinibaldo”

  1. IL CULTO A PALERMO
    La leggenda del ritrovamento miracoloso delle spoglie di Rosalia è una tipica storia edificante: al passaggio delle reliquie una pestilenza cessa miracolosamente, al che i Palermitani per riconoscenza scelgono «a Santuzza» come seconda protettrice della città (dopo santa Cristina), dedicandole «u fistinu» (il festino) che si celebra dall’11 al 15 luglio con un carro trionfale, introdotto nel 1686, e un corteo storico in costumi seicenteschi. I festeggiamenti sono aperti alla mattina presto da un’alborata. Il pittore Jean Houel nel 1776 nel descriverlo così lo definisce: «È un’arca di trionfo mobile che porta una grandissima quantità di musici e la cui base è come una conca, portata su quattro ruote. Nel mezzo il simulacro della giovane con splendido abito, sospesa su di una nuvola e circondata di raggi di gloria».

    Nel 1896 Pitrè descrive la figura della santa coronata di rose su un carro a vascello «a candelora verticale» e ci ha lasciato nel suo volume Feste patronali questa bellissima descrizione dell’urna con le reliquie e i particolari della suggestiva processione:
    « Già fin dal secolo scorso i viaggiatori più illustri ebbero a notare che in tre, quattro, cinque giorni di spettacoli in occasione delle onoranze a santa Rosalia, solo uno ve n’era religioso, l’ultimo. Ma il fatto non è unico né raro nella storia delle feste patronali dei paesi cattolici: e in quelle della patrona di Palermo v’è pure qualche cosa che la ricorda anche negli spettacoli che sono o paiono mondani, come oggi si dice, o pagani, come si diceva fino a ieri. Il carro stesso che cosa è se non l’apoteosi della Santa, la cui figura dal braccio disteso e della mano aperta in atteggiamento solenne di benevolenza accenna a difesa, a sostegno, a protezione della città? Tutto il giorno è un viavai di devoti al Duomo a rendere omaggi alla santa. Nelle ore meridiane però le Compagnie della Pace, della Carità, dei Bianchi e di Sant’Elena e Costantino (già di San Tommaso), una volta ciascuna per sé, ora tutte insieme, vanno pubblicamente ad offrire la cera di uso e gli ossequi delle loro confraternite; mentre nella cappella della santa si celebra per loro e dal loro cappellano la messa. “La processione delle reliquie di S. Rosalia è l’ultima delle feste,” e vi prendon parte le confraternite, il Ccapitolo, l’Arcivescovato, la Giunta Comunale quando non se l’abbia a disdoro, ed una volta anche le corporazioni religiose tutte. E dico tutte, perché era questo un dovere al quale nessuna poteva sottrarsi trattandosi della Patrona della città; mentre, secondo le consuetudini locali o generali, alle frequenti processioni d’un santo o d’una santa d’un ordine religioso o d’un altro, solo alcune comunità intervenivano o si facevan rappresentare da pochi frati. In mezzo a queste diverse comunità di tanto in tanto si conducevano ceri ed obelischi raffiguranti i più notevoli avvenimenti della vita di S. Rosalia, o fatti biblici allusivi alle virtù di Lei. E poiché si festeggia la Patrona, non devono mancare le bare con le immagini degli altri santi, “le eccelse superbe moli e macchine piramidali, che formano la meraviglia degli stranieri, le quali precedono l’urna della Santa o Santuzza, come antonomasticamente la si appella. Questa processione delle bare o barelle è uno spettacolo che chiama molto popolino”».

    Dal 1972 per iniziativa del Comune l’architetto Rodo Santoro ha riprodotto il carro settecentesco e la “Santuzza” continua – tra storia e leggenda – a raccogliere la devozione dei Palermitani e l’ammirazione dei turisti per la spettacolarità della festa.

    La sera del 14 luglio la processione parte dal Palazzo reale e si snoda lungo l’antico Cassaro fino a mare, fermandosi dinanzi la Cattedrale e ai Quattro Canti, punto in cui il sindaco della città sale sul carro e depone dei fiori ai piedi della santa, gridando “Viva Palermo e Santa Rosalia”. Non appena la processione arriva al Foro Italico hanno inizio i fuochi d’artificio che durano fino a tarda notte.

    Postato da Louise Francoise | 15 Luglio 2010 08:49

Lascia un commento

Pubblicità

Slideshow

Get the Flash Player to see the slideshow.