Dopo i vostri post sulla “clandestinità”, ho deciso di scrivere la mia esperienza. Mi ritengo un uomo sempre pronto ad aiutare gli altri (nel limiti delle mie possibilità), buono, un po’ testone, che non sogna più a occhi aperti…anche se ho capito che in questo mondo fatto di cattiverie ed egoismo c’è sempre qualcuno che può aprofittarsene lo stesso.
La mia storia di emigrante ebbe inizio nel 1977: avevo 22 anni, mi ero sposato a 18 (dopo una fuitina) con una persona meravigliosa. I primi anni di matrimonio vivemmo in una casetta piccolina. Io lavoravo, ma guadagnavo poco: non potevo mantenere più mia moglie, per di più incinta.
Mi preoccupavo per il nostro avvenire e, dopo la nascita di mia figlia, decisi di vendere un po’ di mobilia per pagarmi il biglietto del treno per il Belgio. Avevo sentito che lì si trovava lavoro facilmente e si guadagnava anche bene.
Mi procurai una valigia da chiudere con lo spago, come nel classico stile di un emigrante italiano di quegli anni. Era sera quando partii ed erano già trascorsi due giorni prima del mio arrivo a destinazione.
Giunto a Charleroi, non avevo un posto dove andare, non conoscevo il francese: insomma ero partito all’avventura, ma senza scoraggiarmi. Cercai di farmi capire dalle persone che si dimostrarono molto disponibili nei miei confronti.
Una famiglia mi invitò a entrare in casa, mi diede da mangiare e da dormire per la mia prima notte nel loro Paese. Nonostante pensassi continuamente alla mia di famiglia, ero comunque felice di avere incontrato quella.
Il giorno dopo mi dissero dove andare per cercare un lavoro, che ottenni subito. La mia famiglia “adottiva” mi rimase comunque vicina. Mi diede i soldi per affrontare le spese dei primi giorni e mi aiutò a cercare casa. Quando la trovai, mi regalò persino dei mobili.
Qualche mese dopo, riuscii a farmi raggiungere da mia moglie e mia figlia. Un’altra bambina nacque in Belgio dove rimanemmo, tutti insieme, per 15 anni. In Italia tornammo solo per il timore che le mie figlie volessero questo e se ne andassero, anche da sole.
Ora siamo veramente pentiti della scelta fatta: in Belgio funzionava tutto alla perfezione. Qui, invece, non solo il Paese è allo sbando, ma facciamo di tutto per renderci odiosi agli occhi del mondo, specialmente dopo l’approvazione di questa ultima legge contro i “clandestini”.
Io conosco molti extracomunitari che mi considerano come un fratello perchè, se posso aiutarli, lo faccio ben volentieri, memore - sempre - di quello che i Belgi fecero per me più di 30 anni fa.
Rosario Messina, Mascalucia, Catania

Wow! Che storia emozionante! Sei stato davvero fortunato a trovare delle persone nobili come quelle. Ora, grazie a questo racconto, ho capito che bisogna fare dei sacrifici per gli altri e per la tua famiglia. Complimenti!
Che bella storia, emozionante, e che ci fa pensare molto. La speranza è un’arma potente anche quando non è rimasto nient’altro. La libertà è la loro ricompensa. L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla lungo il cammino verso la libertà.