Sono tornato in Sicilia, a Castellammare del Golfo, ormai da cinque giorni, dopo aver vissuto il tremendo terremoto che ha colpito l’Abruzzo, alle 3:32 del 6 aprile. Era ormai da tre anni e mezzo che stavo a L’Aquila per motivi di studio.
E’ stata un esperienza terribile. Mentre dormivo, ho sentito un enorme boato e il letto che si spostava. Non ho fatto in tempo ad alzarmi, che già se n’era andata via la luce. Dappertutto c’erano oggetti che cadevano.
Mi sono diretto subito alla porta della camera e sentivo il mio coinquilino, il cui padre è siciliano, nella sua stanza che gridava. Gli sono andato incontro, aiutandolo a uscire dalla stanza ricoperta da calcinacci e, tenendolo sottobraccio, sono uscito dal palazzo dove abitavamo, i cui detriti ci hanno colpiti, ma non ci hanno feriti in modo grave.
Siamo corsi verso un parcheggio, cercando i nostri conoscenti, tra i quali anche il fratello del mio coinquilino, sotto shock per l’accaduto.
Prima di partire per la Sicilia (avevo programmato di farlo approfittando delle vacanze di Pasqua), sono stato nel campo sfollati di piazza D’Armi e ho potuto vedere con i miei stessi occhi il dolore di chi aveva perso affetti e beni e si trova a vivere in una città ferita e semi-distrutta, ormai per sempre…
Claudio Crimi

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