Spettabile redazione di BSicilia,
mi chiamo Laura, ho 30 anni, ho la tetra paresi spastica dalla nascita, sono sposata e in stato di gravidanza. Per la mia condizione percepisco la misera pensione di invalidità civile. Fino a qualche mese fa percepivo anche l’indennità di accompagnamento, che mi è stata revocata ingiustamente con le ultime visite dell’Inps. A mio parere, senza essere stata visitata adeguatamente.
Durante la visita c’era un solo componente della commissione che ha letto le carte che avevo con me e fatto un paio di domande, senza controllare i miei movimenti. Io ho comunque bisogno di avere sempre qualcuno accanto che mi aiuti. Per tale motivo sto provvedendo a fare ricorso alla Commissione Medica Superiore.
Perché prima di negare dei diritti, non si fanno i dovuti accertamenti? Prima di essere in gravidanza, mio marito faceva dei lavori temporanei, che ci consentivano di affrontare le spese quotidiane e nello stesso tempo di assistermi, quando ne avevo bisogno.
Ora, con la gravidanza, ho la necessità di averlo sempre vicino per evitare qualche spiacevole evento, che possa creare danni al nascituro. Così ho assunto mio marito come badante, pagando regolari contributi. Mi sono rivolta al Comune di Alcamo, chiedendo che aiuti potevo avere nel mio stato, ma le risposte sono state alquanto deludenti.
Ovvero, a parte il bonus socio sanitario (che la Regione dà, per sei mesi all’anno, a chi ha una disabilità grave) non mi aspetta nulla, anche le cooperative di assistenza attualmente sono bloccate. In teoria, esiste la legge 162 per la vita indipendente.
Legge approvata dalla Regione e applicata in passato sia per le cooperative che lavoravano con i disabili, sia per alcune persone che decidevano chi assumere in base a dei progetti. Le persone assunte venivano regolarmente stipendiate attraverso contributi regionali.
Dei progetti di vita indipendente, in passato, sono stati approvati anche nel mio paese. Ad Alcamo abbiamo provato, io e altre due disabili, a fare regolare domanda al Comune per la 162, ma ci è stato risposto dai servizi sociali che la Regione non dà alcuna risposta in merito alle nostre domande.
Nonostante le continue sollecitazioni, non riusciamo ad avere nessuna spiegazione. Allora ho chiesto, considerata la mia particolare situazione, se potevo avere qualche altro aiuto da parte del Comune, ma anche qui ho avuto una risposta negativa.
Visto che mio figlio sarà comunque cittadino alcamese, chiedo perché il Comune non possa dargli un sostegno per farlo vivere dignitosamente. Con la misera pensione di invalidità, come si sostengono le spese familiari? Se esistono delle leggi come la 162, perché non debbono essere adeguatamente applicate?
Questa legge è importantissima per molte persone che, come me, hanno bisogno di una persona sempre vicina per potersi sentire veramente indipendenti. Spesso la trovano in un familiare, ma se sono soli come fanno? Inoltre, perché chi ci assiste non deve essere regolarmente pagato? Visto che se non va a lavorare, non è un capriccio, ma un esigenza, e spesso il lavoro che svolge è molto più impegnativo e pieno di responsabilità di tanti altri lavori.
Laura Lipari


















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