Politica Regionale

Gentile dottoressa Cassarà,
mi permetto di scriverle - anche se non ci conosciamo - per sottoporle alcune mie riflessioni, all’indomani di un nuovo aumento della Tarsu, ribadito dalla giunta comunale guidata dal suo compagno, nonchè padre di sua figlia .

Generalmente si dice che “dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”. La frase, di per sè, non mi è mai piaciuta particolarmente, per il semplice fatto che, ancora oggi, nel 2009, si tende a sottolineare che le donne stanno sempre un passo indietro rispetto ai loro uomini ma - beh - diciamo che questa è un’altra storia.

Quello che mi chiedo, comunque, ogni volta che sento questa frase è: “Ma allora chi ci sta dietro un uomo che proprio tanto grande non è?”. Come se la pochezza del proprio compagno dovesse inevitabilmente investire anche noi.

Tengo sempre a mente le parole di , intervista da nel 1971: «Lei mi giudicherà male perché io, insegnante, mi sono innamorata e fidanzata con uno come . Lo conobbi negli anni ‘50, quando a Corleone successe quel che successe, coinvolgendo tante famiglie, compresa la mia e quella di Riina. Un ambiente triste che trasformò la via Scorsone di Corleone in una caserma di carabinieri. Con Salvatore ci conoscevamo da bambini. Poi, nel 1963, lo arrestarono. Fra di noi non c’era stata soltanto della simpatia. Io sentivo di amarlo. Ma forse non sono una donna? Non ho il diritto di amare un uomo e di seguire la legge della natura? Ma lei mi dirà perché mai ho scelto come uomo della mia vita proprio Totò Riina, di cui sono state dette tante cose. L’ho scelto, prima perché lo amo, e l’amore non guarda a tante cose, poi perché ho in lui stima e fiducia, la stessa stima e fiducia che ho in mio fratello Calogero, ingiustamente coinvolto in tanti fatti. Io amo Riina perché lo ritengo innocente. Lo amo nonostante la differenza di età, 27 anni io, 41 lui».

E ogni volta che ripenso a queste parole mi convinco che sono giuste. Sì, sono giuste. Perchè è proprio vero che “l’amore non guarda a tante cose”. Ma è anche vero che l’amore è fatto di tante cose. Lungi da me, ovviamente, l’intenzione di paragonare la sua storia d’amore a quella di e , perchè lei non è e non è .

Non le nascondo, però, quanto mi abbia incuriosita la sua storia personale coniugata con quella dell’attuale sindaco di . Insomma, sarei un’ipocrita se non le dicessi che ho sempre pensato che il suo cognome, accostato a quello del primo cittadino, ne risentisse un po’.

Io non ho avuto l’onore e il piacere di conoscere suo padre perchè sono nata, in questa città, proprio negli anni in cui i Corleonesi guidati da ne insanguinavano le strade con la loro guerra allo Stato. Guerra alla quale la sua famiglia d’origine ha, purtroppo, pagato un tributo altissimo.

Ma come può la figlia di un uomo che per questa città (e per questa terra) si è sacrificato fino a perdere la sua stessa vita, innamorarsi di un rappresentante di quel sistema di potere politico-clientelare che suo padre ha tanto combattuto? Questo è quello che mi sono sempre chiesta, sì.

Anche in questo caso, però, lungi da me l’idea di andare oltre. Ritengo di essermi già spinta anche fin troppo in là. Il suo privato, indubbiamente, non mi riguarda affatto. Ciò che mi riguarda, in effetti, è un altro amore. Quello per questa città che, spero, entrambe proviamo.

Ed eccoci, dunque, al motivo di questa mia, pubblica, . Lei è una donna - figlia, sorella, compagna e madre - che, inevitabilmente - può influire sulle scelte di chi le sta accanto. Non è certo per avere indietro i soldi delle Ztl, della Tarsu o dell’Irpef che le scrivo, ma per avere indietro il mio amore: la mia città.

Non so se le capita di andare in giro, specialmente adesso che ha una neonata da accudire, ma se le dovesse capitare, magari dopo aver lasciato la bambina in uno dei nostri impeccabili asili comunali - la prego - si soffermi su ogni singolo sacchetto di immondizia che troverà per la strada, su ogni tombino otturato, su ogni topo, su ogni zanzara fuori stagione, su ogni lavoratore comunale o dipendente di società a compartecipazione comunale che troverà effettivamente all’opera.

Si soffermi sulla bellezza e sull’efficienza della nostra metropolitana, dei nostri tram. Citofini alle persone, soprattutto in certi quartieri, e gli chieda quanto sono contenti di avere l’acqua nelle loro case, ogni giorno. Proprio come in ogni Paese civile.

Lo faccia, la prego. E poi mi dica: “E’ questa la città in cui vuole fare crescere sua figlia ?”.

In attesa di un suo gradito riscontro, le porgo i miei più cordiali saluti.
Barbara Giangravè.

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Discussione

6 commenti per “Lettera aperta a Marida Cassarà”

  1. Grazie Barbara. Io mi auguro che risponda. Anche lei non può non vedere come è ridotta questa città.

    Postato da Gregorio | 20 Novembre 2009 10:08
  2. Viscerale il tuo amore per Palermo. Condivido in toto la tua lettera aperta alla signora.
    Probabilità che la legga? Molte.
    Probabilità che comprenda? Poche o nulle.

    Postato da Marcello | 20 Novembre 2009 10:11
  3. Cara Barbara,
    complimenti, prima di tutto, per lo stile sobrio e chiaro, della tua lettera aperta alla Cassarà e per il contesto che riesci a definire parlando della capitale della Sicilia e dei suoi attuali e antichi mali. Da quelli visibili e tragici a quelli che sono pur essi visibili, ma certamente meno tragici. Comunque mi pare che tu centri il problema. Palermo è una città che si può solo amare o odiare. Si può amarla o odiarla allo stesso tempo. Tu riesci ad amarla. Io non sempre. Anzi, spesso la odio perchè, il male dei Palermitani non sta a Catania, ma nei Palermitani e nei rappresentanti che si dànno. Non ho nessuna simpatia per questo sindaco e non riesco a fare una colpa a Marida Cassarà per quello che prova, ha provato e proverà per il “suo” sindaco. Penso che abbia meno colpe di quelle che hanno avuto le decine di migliaia di Palermitani che un voto dopo l’altro hanno portato, come in una interminabile sequenza di rosario, il loro consenso a questo primo cittadino che non qualifica nè la sua città, nè la Sicilia. Così l’unica connessione che vedo tra cittadini e rappresentanti pubblici è la fila dei sacchetti d’immondizia che si accumulano su Palermo come un’antica maledizione.

    Postato da Giuseppe | 20 Novembre 2009 15:01
  4. Non vivo più a Palermo da circa 20 anni, ma torno spesso. Prima tornare era sempre un piacere. Da un po’, purtroppo, meno. Anzi, mi rattirsto profondamente nel vedere la mia città, bellissima, ricca di cultura, di paesaggi, di architettura, veramente malridotta. E ogni volta che torno è sempre più triste. Ormai mi rattristo anche soltanto chiamando qualcuno a Palermo. Per esempio nel sentire mia madre che mi dice che ormai non esce più perché è piena di spazzatura. Piccolo particolare: mia mamma si è anche rotta il femore perché è inciampata per strada su un sacchetto di spazzatura volante. E dire che, intorno alla metà degli anni ‘90, era un vero piacere tornare. Ne parlavo con orgoglio della mia città e invitavo le persone a visitarla e amarla. Peccato. Sembrava un bellissimo inizio che avrebbe portato Palermo a una nuova meravigliosa vita. Perla del Mediterraneo e perla internazionale. Però siamo “La città più cool d’Italia”!!! Sinceramente, non riesco neanche a riderci su.

    Postato da Roberto | 20 Novembre 2009 19:41
  5. La nostra città e le altre città siciliane sono nelle mani dei PUPI…

    Postato da Mariella | 4 Novembre 2010 23:54
  6. Quando ho saputo chi era il compagno della figlia di un eroe come Cassarà, non credevo alle mie orecchie. NO potevo e NON POSSO capirlo. Brava Barbara, hai scritto quello che pensano migliaia di Italiani (e non esagero). Credo che molti non conoscano la mafia neppure ora, che pensino che sia sempre coppola e lupara. Un augurio alla Sig. ra Iacovoni, che tanto ha fatto per la giustizia in Italia con il suo coraggio.

    Postato da Massimiliano | 7 Maggio 2011 13:24

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