“Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici, forse non saremmo arrivati a Tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare, oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione tra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola, rinunci a fare il politico”.
Queste sono parole di Augusto Minzolini, attuale direttore del Tg1, intervistato da Repubblica nel 1994. Peccato che il giornale - che guida il presunto complotto ai danni di Silvio Berlusconi - si sia ricordato di queste parole e si sia affrettato a pubblicarle, dopo che Minzolini è andato in video a spiegare perchè il telegiornale da lui diretto ha deciso di non occuparsi delle ultime vicende che riguardano il Presidente del Consiglio. O, come dice bene Fiorello, “lui”.
In questi giorni, di fronte ai risultati delle elezioni europee e amministrative (ai ballottaggi siciliani, 7 Comuni su 8 hanno eletto come sindaci dei candidati del Pdl), mi è tornata alla mente un’immagine, colta dai miei occhi e anche dalla mia macchina fotografica. Una di quelle eleganti boutique sulla Fifth Avenue, a New York, dall’insegna particolare. Quello che salta subito agli occhi, infatti, è l’accostamento delle parole “Italia” e “Banana Republic”. Poco importa che quest’ultimo sia il nome di una nota marca di abbigliamento. Il mio cervello ha subito partorito un altro pensiero e, temo, anche quello degli Americani.
Resta il fatto che gli Italiani hanno perso ancora una volta una buona occasione per dimostrare al mondo intero che non è così, che le “Repubbliche delle banane” sono effettivamente altre, ma non la nostra. La nostra 63enne e agonizzante (da 63 anni) forma di governo “democratica, fondata sul lavoro, la cui sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Altrochè, signore e signori. Verrebbe piuttosto da parafrasare così il primo articolo di questa carta straccia che è diventata (da un bel pezzo) la Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sull’italica arte di saltare sul carro del vincitore”. Con buona pace di Ennio Flaiano, che coniò questa espressione.


















Lo sapevo: al TG1 piacciono i “cannoli”…adesso li fanno bene anche a Roma.