Ambiente

La Rete Zero , costituita da comitati cittadini e da associazioni Zero”, esprime profondo dissenso riguardo allo dichiarato dal e le condizioni imposte per la risoluzione del problema in .

Il , commissario nominato, dovrà definire entro 60 giorni un nuovo Piano d’intesa con la Nazionale e previa approvazione del Ministero dell’Ambiente.

Tale piano dovrà prevedere la realizzazione di impianti di “termovalorizzazione”. Lo scopo di questa emergenza, quindi, è la costruzione di impianti antieconomici e dannosi per la salute, che non risolvono nessuna emergenza, né presente né futura, perché, quando saranno pronti, per legge non potrà essere destinato a essi più del 35% dei .

La Rete Zero ritiene inaccettabile che il commissario, chiunque esso sia, non abbia alcun potere di decidere sulla base delle situazioni locali e, per quanto dotato di poteri speciali, venga privato della necessaria autonomia di scegliere quale strategia perseguire.

A tal proposito la Rete Zero dichiara che il documento redatto nei mesi scorsi dalla Commissione Cancellieri, (Proposta di revisione del piano di gestione dei in ) redatto da 15 esperti, è stato completamente ignorato e prepotentemente scavalcato.

Nel documento, firmato e approvato anche da due funzionari del Ministero dell’Ambiente facenti parte della commissione, vengono elencate le operazioni strategiche che la Regione dovrebbe da subito attuare per far fronte alla problematica della gestione dei .

Nel documento viene sottolineata l’importanza delle azioni da intraprendere (prima tra tutte la raccolta differenziata porta a porta) per la gestione del periodo transitorio, ossia del periodo necessario (non superiore ai 5 anni) perché il sistema entri a regime.

Tre gli scenari possibili per i residui. Il primo è il consolidamento della rete impiantistica con pretrattamento a freddo, con stabilizzazione e recupero di materia, e centri di analisi sul rifiuto urbano residuo, il secondo una possibile produzione di CDR per utilizzo in coincenerimento, e l’ultimo la realizzazione di inceneritori o tecnologie di trattamento termico non convenzionale.

Occorre confrontare le tre ipotesi, dichiara la Rete Zero , su un piano scientifico in termini di bilancio energetico, emissioni di CO2, tempi di realizzazione, costi, flessibilità ed affidabilità degli impianti, convenienza economica per i cittadini, posti di lavoro, ricchezza per le imprese locali, impatto sull’ambiente, logistica ed educazione al senso di comunità e alla sostenibilità.

La Rete Zero ritiene assolutamente inammissibile che, in un’ordinanza della per fronteggiare l’emergenza, l’incenerimento dei , considerato nel documento della Commissione solo eventuale, peraltro in ossequio a quanto previsto dalla direttiva 98/2008, possa essere considerato dal il primo obiettivo da raggiungere. I tempi per la realizzazione di tali impianti di incenerimento sono di almeno tre anni.

Quello che emerge oggi è un quadro strategico del nazionale che allarma i cittadini siciliani. Un’imposizione dall’alto che nasconde i reali interessi di imprenditori dell’energia sporca come quella degli impianti di incenerimento dei . Un’imposizione che distrugge ogni prospettiva possibile di gestione sostenibile dei e delle risorse in .

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