Cultura & Avvenimenti

La necessità di mandare il bilancio in pareggio ha spinto i vertici dell’Ateneo messinese (Senato accademico e Cda) su input del rettore Tomasello a “licenziare” una cinquantina di (l’espressione usata è stata “risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro”).

Ciò ha provocato una serie di reazioni da parte dei sindacati e degli interessati: nel provvedimento, infatti spicca il principio della assurda esclusione dalla qualifica di “professori universitari” dei che indubbiamente svolgono da sempre una “funzione docente” (la legge esclude espressamente dal collocamento coatto in pensione magistrati e professori universitari) vedendosi equiparati, di fatto, al personale amministrativo.

A tal fine la legge ha previsto la nomina ope legis dei a “professori aggregati”, prevedendo per essi, non solo un obbligo di impegno didattico di 350 ore l’anno, ma anche un trattamento economico, agganciato proporzionalmente a quello dei professori ordinari e associati. Non è previsto, invece, alcun obbligo di produzione scientifica, ciò avvalora la tesi della funzione prevalentemente didattica dei .

Si noti che il provvedimento di pensionamento anticipato richiede il raggiungimento di 40 anni di servizio “contributivo”, pertanto l’aver riscattato gli anni di laurea ai fini pensionistici si è rivelata come una sorta di “punizione” a carico degli interessati che hanno sostenuto l’onere del riscatto, col risultato di un collocamento a riposo con quattro anni di anticipo rispetto al servizio effettivo.

Il provvedimento è stato posto in essere al fine di mascherare le inefficienze gestionali di questi anni, a prescindere dai tagli economici che hanno colpito il mondo universitario.

Da notare, a tal proposito, che all’Università di Siena e di Pisa si è proceduto a uno “svecchiamento” della classe docente, ma con modalità rispettose della dignità dei singoli professori nel loro insieme. Si è qui operato nel senso di incentivare il pensionamento volontario di tutti i docenti (ordinari, associati e ) con attribuzione di un contratto di insegnamento retribuito, anche se in misura ridotta. Ciò anche al fine di evitare notevoli effetti negativi per gli studenti (interruzione didattica per molte materie e riassetto di molti corsi di laurea).

Il rettore dell’Università di (pilotando abilmente i poteri decisionali d’ateneo) “ha deciso”, senza una riflessione comune, senza tenere in alcun conto i profili umani che avrebbero dovuto sopraintendere a una decisione tanto drastica, presa in modo frettoloso e in pieno periodo di feste natalizie.

Conseguenza di questo “pasticcio” sarà una serie di ricorsi che, se accolti, graveranno l’Università, oltre che del mancato risparmio, anche del risarcimento dei danni patrimoniali conseguenti. Infine, le varie facoltà stanno procedendo alla richiesta di una serie di motivate deroghe per singoli .

Siamo in attesa di conoscere quanti saremo i poveri sciocchi che a causa di questa “bravata” saremo costretti ad andare a casa!
Enza Lojacono (ricercatrice della facoltà di Economia – Università Di )

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