I Post dei Bsiciliani

La Giunta Regionale ha appena approvato (o, meglio, ha approvato appena) la partecipazione a un bando includente un progetto di collegamento metropolitano Nesima-, e già qualcuno grida al miracolo.

S’è fatto presto, infatti, a riesumare idealmente il progetto originario, nel quale si auspicava, per un futuro prossimo venturo non meglio collocabile sulla quarta dimensione (quella dei tempi, per intenderci), la realizzazione di una mega-linea che mettesse in ombelicale relazione Paternò all’Aeroporto civile di Fontanarossa, sventrando di passaggio e il centro di Catania.

In particolare, rende noto l’Ufficio Stampa regionale, la prima delle due fermate misterbianchesi a essere allestita sarà quella presso la zona commerciale (più avanti, chissà, la seconda, a centro), e per la sua realizzazione sarebbero stati preventivati 85 milioni di euro, a cui si aggiungerebbero ulteriori 15 milioni per costruire un deposito mezzi a Paternò.

Le eventuali ripercussioni di queste futuribili novità infrastrutturali non oppongono resistenza a essere immaginate: il territorio provinciale in generale, e quello misterbianchese in particolare, ci guadagnerebbero da molti punti di vista: dai vantaggi sul piano ambientale a quelli di viabilità, a quelli di inserimento all’interno di una rete commerciale, edilizia e di collegamenti più ampia, nonché ulteriormente espandibile, fino all’auspicata barriera pedemontana.

Detto questo, torniamo coi piedi per terra, anzi, mi si perdoni la discreta e malcelata fascinazione per il macabro, li si metta per un attimo “sottoterra”, giusto per vedere le cose attraverso le lenti del “tubo” esistente, oltre che di quello futuribile.

La metro misterbianchese non sarebbe che un tassello di quella catanese e, come questa, verrebbe co-gestita dalla locale Ferrovia Circumetnea (Fce) e dalla nazionale Rete Ferroviaria Italiana (R.F.I. S.p.A.).

L’idea di una linea a Catania pare essersi profilata nella fantasia dei governatori locali, addirittura, negli anni Sessanta, assumendo dei contorni di fattibilità solo una ventina di anni dopo e arrivando all’inaugurazione delle prime 6 fermate nel vicino 1999.

Quarant’anni, insomma, sono bastati a stendere gli attuali 3,9 km di binari che collegano la fermata Borgo a quella Porto, passando da Giuffrida, Italia, Galatea, Stazione Centrale. Insomma, il grosso del progetto è da tempo under construction su diverse tratte (Galatea-Giovanni XXIII; Giovanni XXIII-Stesicoro; Borgo-Nesima); la parte che potrebbe riguardare e Paternò è, come si dice in questi casi, “da appaltare”; il resto, che dovrebbe coinvolgere la zona più pedemontana, rimane far west, deserto dei Tartari, più che mai dominio delle fantasie colonialistiche dell’ingegneria ferroviaria nostrana.

Inoltre, anche a volere attenersi a quello che c’è, si prende facilmente atto di quanto questo non funzioni. Notoriamente, la esistente, oltre a essere sottoutilizzata a causa della brevità della sua estensione, manca di un’integrazione tariffaria e oraria col colosso del trasporto pubblico cittadino, l’A.M.T.

In generale, l’allestimento della linea sotterranea non si è accompagnato a un parallelo riordino dei trasporti, né alla realizzazione di parcheggi scambiatori a supporto delle fermate (come sempre, alcuni sono stati progettati, per poi rimanere sulla carta ̶ o in appalto, se può confortare).

Insomma, si fa presto a dire “”, ma c’è il dubbio che il cosiddetto “Nodo Integrato di Catania”, con cui un piano governativo ha salutato la nostra cittadina quale snodo viario nazionale, rimanga per tutti l’ennesimo nodo alla gola.

Angelina De Luca

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Nessun commento per “Metropolitana di Misterbianco. Se ne discute a Palazzo, da 40 anni.”

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