Lo scorso febbraio l’ennesimo giro di vite si è stretto attorno al D.L. n. 135/2009, che sancirebbe la pratica amministrativa di affidare in modo sistematico la gestione delle acque agli interessi privati, quindi alle logiche del business.
Contro questa eventualità, la protesta si è organizzata attorno al “Forum catanese per l’acqua pubblica” che, dalle sale della Provincia, ha tuonato contro la mercificazione di questo bene prezioso, impegnandosi a ribadire la propria posizione il prossimo 20 marzo, in occasione di un’ulteriore manifestazione a tema, prevista a Roma.
Tra i Comuni che hanno detto “no” all’acquisizione del Decreto non figura Misterbianco. Infatti, se si fa eccezione per la partecipazione alla protesta da parte del comitato cittadino “Frazioni in movimento”, non sembrano esistere altre voci, né civiche né di Palazzo, che rappresentino in questo dissenso il Comune di Misterbianco.
Eppure, proprio Misterbianco e i Misterbianchesi hanno già sperimentato quanto possano diventare “salate” le acque una volta che vengano fatte scivolare nel baratro della privatizzazione.
Negli scorsi mesi, infatti, sono state abbondantemente registrate le proteste delle cittadinanza a fronte degli aumenti sul costo della gestione dei rifiuti e delle acque, che a Misterbianco sono già parzialmente in mano agli interessi privati, quindi oggetto di rincari e, spesso, di disservizi.
A oggi, mentre alcuni Comuni del Catanese hanno già modificato i propri statuti al fine di neutralizzare le ricadute del D.L., definendo l’acqua quale “bene comune, privo di rilevanza economica”, quindi da gestire come un servizio e non come una merce, ci si chiede quale sia il sentire della popolazione misterbianchese in merito, e si rimane in attesa che l’amministrazione comunale prenda pubblicamente una posizione chiara nei confronti delle direttive nazionali.
Angelina De Luca


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