Lo Stretto di Messina, la sua bellissima natura e la sua ricca e lunga storia merita un ponte di grande valore architettonico. Merita un opera d’arte unica nel suo genere, come la Torre di Pisa, il Ponte Vecchio di Firenze, la Piazza di San Marco di Venezia, ecc.
Finora, secondo me, nessuno ha pensato a dare al Ponte sullo Stretto il suo vero valore. Tutti i progettisti hanno solo pensato a un ponte tradizionale, per far passare i passegeri da una parte all’altra.
Il ponte a unica campata (3300 km) che è stato considerato dai progettisti il migliore tra tutti le proposte, non è mai stato realizato finora, perchè tantissimi recercatori hanno approfondito l’argomento e hanno cercato di dare una risposta.
Io voglio menzionare qui alcuni di loro.
Gli autori dell’articolo “Aspetti geologici e di stabilità per il Ponte sullo Stretto di Messina”, Alessandro Guerricchio e Maurizio Ponte (Università di Reggio Calabria), hanno concluso la loro ricerca con l’affermazione: “In caso di sisma di particolare energia, la struttura potrebbe essere coinvolta in fenomeni gravitativi di importanti dimensioni. Un eventuale, anzi probabile, meccanismo di instabilità che dovesse coinvolgere il versante su cui insiste la torre dal lato della Calabria, produrrebbe una sollecitazione di tipo impulsivo sulla struttura, con serissime consequenze sulla stabilità strutturale”.
L’autore dell’articolo “Mistakes and Erroneous Solutions in Urban Planning: The Project for a Bridge over the Straits of Messina”, Guido Signorino (Università di Messina) ha scritto: “Mi limiterò a sintetizzare alcune delle molte ragioni per cui il progetto appare del tutto anti economico, sia a livello locale, sia a livello nazionale. A livello locale, il ponte riduce il benessere a causa dei costi ambientali e di congestione; i costi ambientali del ponte si riferiscono al suo impatto sulla ecosfera urbana: a) la riserva naturale di Ganzirri (di interesse Comunitario) sarà irrimediabilmente danneggiata; b) più di 5 milioni di m3 di residui dei lavori di scavo sono localizzate in posizioni molto pericolose, sulle pendici dei monti Peloritani, adiacente alla parte residenziale della città. Inoltre, il ponte sarà costruito a 15 km dal centro della città, per un totale di 25,7 km di tunnel ferroviario e stradale e viadotti che collegano il ponte con le zone più centrali della città. La conclusione dell’analisi economica del progetto è sicuramente negativa, a causa di: a) errori nelle previsioni di traffico; b) sottovalutazione dei costi di investimento, c) imprecisioni in analisi costi-benefici; d) le conseguenze negative per il bilancio pubblico e per l’economia siciliana”.
Da quanto sopra citato, appare evidente che il governo italiano deve sforzarsi a cercare un alternativa molto più conveniente, economicamente e finanziariamente sostenibile, al tempo stesso socialmente più desiderabile.
E io, forse, ne ho una.
Temor Mor (l’autore è un’architetto di Shaf-amer, provincia di Nazareth, Alta Galilea e questa è solo la prima parte del suo post. Domani BSicilia pubblicherà la seconda parte)

















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