Cultura & Avvenimenti

In coppia hanno già scritto “Rita Borsellino. La sfida siciliana”, “Il gioco grande. Ipotesi su Provenzano”, “L’agenda rossa di Paolo Borsellino”. La scorsa settimana è uscito in libreria . Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di , edito da .

Loro sono , giornalista dell’Ansa di Palermo, e , giornalista free lance. Il loro ultimo lavoro, invece, è l’ennesima minuziosa inchiesta di due professionisti di rango, abituati a svolgere un lavoro che, ormai, non esiste più. Con buona pace di editori poco coraggiosi e di colleghi troppo comodisti.

La tesi di fondo del libro è che i delitti di , e siano tutti legati da interessi perversi di pezzi deviati dello . Se finora, infatti, i due autori ci avevano abituato a leggere di , adesso la s’intravede semplicemente sullo sfondo della cronaca di questi eventi.

Nessun incidente nel caso della morte del presidente dell’, , ma un vero e proprio attentato. Alle indagini su quest’ultimo, condotte dal giornalista de “L’Ora”, è legata la misteriosa scomparsa di . E alla perspicacia di uno dei maggiori intellettuali del Novecento, che scrisse , è legato l’omicidio di , da sempre spacciato per un abboccamento omosessuale finito male.

Basato su verbali e sentenze giudiziarie, su testimonianze “de visu” e su un’intervista esclusiva a , il ragazzo auto-accusatosi dell’omicidio di Pasolini, mescola nuovamente le carte e pone tanti altri interrogativi.

Giuseppe e sono i nomi di due fratelli catanesi che, per la prima volta, Pelosi indica come gli assassini di Pasolini. Con loro ci sarebbero state, però, altre tre persone. Una di queste, Giuseppe Mastini, è in carcere per altri reati. Altri due, che all’epoca dei fatti non erano ragazzi come Pelosi, i fratelli Borsellino e Restini, ma uomini adulti, restano avvolti nell’ombra, ancora, dopo oltre 30 anni.

L’ipotesi che e fanno al riguardo è che si tratti di due uomini dei . Non ci sarebbero spiegazioni più plausibili, considerato il fatto che ai fratelli Borsellino era giunto, dopo il delitto Pasolini, un appuntato dei carabinieri che li aveva denunciati a tempo debito, salvo poi doversi arrendere di fronte al modo in cui vennero condotte le indagini. Del resto, Pelosi si era già addossato tutta la colpa: che motivo c’era di cercare altri responsabili?

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Discussione

Un commento per “Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un’unica pista all’origine delle stragi di Stato”

  1. Sono piemontese. Credo sia stata la nostra cosidetta lotta al brigantaggio a incanaglire la mafia al punto di massacrare gli uomini migliori d’Italia e forse anche degli USA, se è vero che Mattei stava per concordare con Kennedy un modo più umano di trattare con gli arabi. Vorrei provare a rinvangare con dei siciliani queste vicende che, soffocate come sono, impediscono una possibile conversione del nostro povero Paese.

    Postato da Pierangelo | 12 Marzo 2009 10:53

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