Raffaele Lombardo promette di fare i nomi dei politici collusi con la mafia durante l’ultima seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana. Salvatore Cuffaro dichiara che il presidente dovrebbe dimettersi “ma non per ragioni giudiziarie, bensì per ragioni politiche”.
Quanto sono lontani i tempi in cui - come nella foto qui sopra - i due andavano (o, perlomeno, dimostravano di andare) d’amore e d’accordo. Ora quei tempi non ci sono più e tra l’ex governatore siciliano e quello attuale sembra essere nata una gara: a chi riesce ad affossare maggiormente la Sicilia.
Quello che politici e giornalisti hanno potuto vedere ieri, proprio all’Ars, è stato l’ultimo spettacolo andato in scena a uso e consumo dei “non addetti ai lavori”. Lombardo recita un discorso scritto su un faldone di fogli di carta che tiene stretto tra le mani.
Fa i nomi di Carmelo Frisenna, ex assessore del Comune di Paternò, in galera da un anno e mezzo con l’accusa di essere affiliato al clan “Santapaola-Ercolano” e di Pino Firrarello, senatore condannato a due anni di reclusione - in primo grado - per corruzione e turbativa d’asta.
Così, presenti esclusi - per la prima volta nella sua storia, infatti, il parlamento siciliano era gremito - l’attuale governatore siciliano ha “parlato male” di due assenti, le cui collusioni, fino a prova contraria, sono ancora oggi dimostrate. Come dire tutto senza dire assolutamente niente, insomma.
Chiaro, quindi, che Cuffaro - dall’alto della sua di esperienza giudiziaria - ne chieda le dimissioni “per ragioni politiche”. Non certo giudiziarie. E perchè mai?


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