Ieri Giornale di Sicilia e Repubblica Palermo hanno pubblicato i nomi dei primi evasori della Tarsu a Palermo. Scorrendo l’elenco si poteva leggere, al trentesimo posto, questo numero: 101,826,52 (cioè la cifra, in euro, che corriponde al totale dell’evasione). Accanto, invece, c’era il nome della persona giuridica alla quale andava attribuita questa evasione: Fondazione Teatro Massimo.
Avete capito bene: si tratta proprio della fondazione del teatro più grande d’Italia, nonchè uno dei più grandi d’Europa. E sapete chi è il presidente del suo consiglio d’amministrazione? Ma sì, proprio lui, Diego Cammarata, sindaco di Palermo e uno dei più accesi sostenitori dell’ennesimo aumento della Tarsu.
Lo stesso sindaco che si rifiutò di fare costituire il Comune parte civile contro l’Amia, lo stesso sindaco che oggi cerca disperatamente di salvare l’Amia caricando il peso dei suoi debiti sulle spalle dei cittadini (quei pochi) che pagano regolarmente la tassa, lo stesso sindaco che siede nel cda di una fondazione che ha accuratamente evitato di pagare la sua parte.
Insomma, uno e trino. Un sindaco per tutte le stagioni, un primo cittadino per ogni eventualità. Tra un consiglio comunale da disertare o, a seconda dei casi e delle convenienze, da presenziare per avvertire tutti che lui non intende dimettersi nè, tanto meno, lasciare affogare la città nella sua stessa immondizia.
Un uomo capace di conciliare perfettamente la famiglia (la sua ultima compagna lo ha recentemente reso padre, per la terza volta) con gli impegni di lavoro e - perchè no? - anche con quelli mondani di un aperitivo nei locali più cool della sua città o di una cena nei ristoranti altrettanto cool della sua città.
Uno sconosciuto (ai più) avvocato cassazionista fino al 2001 quando, per la “fortuna” di Palermo e dei Palermitani, divenne il sindaco di chi lo votò (troppi, purtroppo) e anche di chi aveva già odorato la puzza, sebbene da lontano.
Oggi quella stessa puzza ci sta soffocando tutti, cool e meno cool, sostenitori per opportunità e oppositori per convinzione. E lui ancora non si scalfisce e, tra un sorriso a 36 denti e l’altro, indossa la maschera del paladino del capoluogo siciliano e accusa l’opposizione di Palazzo delle Aquile, oltre a vecchi alleati traditori, di volere la rovina delle migliaia di famiglie degli operatori dell’Amia che rischiano il posto di lavoro, se non si darà modo al nostro sindaco di aumentare ancora la Tarsu.
Tre giorni fa, su questo stesso blog, scrissi - a proposito dell’azzeramento della giunta regionale da parte del presidente Lombardo - che, sebbene “Ogni popolo abbia i governanti che si merita”, forse noi non ci meritavamo così poco. Oggi, camminando per la città invasa dalla spazzatura, ho cambiato idea.


















La Sicilia non ha il governo che merita e tanto meno Palermo. I nostri politici attuali sono stati eletti in un momento storico nel quale, forze più o meno occulte, stanno cercando di lacerare spietatamente tutte le
ideologie, ridicolizzando anche nel mondo il nostro Paese, sino ad arrivare a nuove forme di lotta e di resistenza. Ne vedremo delle belle…
Io ho sempre pagato questa tassa. L’anno scorso o due anni fa venne anche raddoppiata e continuai a pagare puntualmente, senza vedere un miglioramento del servizio. Adesso si vuole ancora aumentarla. Tuttavia, da come leggo, c’è gente e addirittura istituzioni che la evadono. Aumentare questa tassa significa allora far pagare di più a chi già paga e continuare alasciare fuori tutti gli evasori? In generale i cittadini (ritengo) sono anche disponibili a sacrifici purché siano chiari, ripartiti su tutti e visibile la gestione del denaro pubblico.