Mi chiamo Giuseppa Disca e vi scrivo con rabbia e dolore, per fare sapere a tutti come può un Comune dell’entroterra siciliano, Canicattì, togliere la vita a un essere umano con una ferocia da abominevoli bestie che credo esistano solo in questa città.
Chiamiamole “strane coincidenze“ della mia vita. Ma quante strane e brutte coincidenze da 4 anni a questa parte. Non so di preciso quando tutto ebbe inizio, so soltanto che dopo 20anni che io e la mia famiglia viviamo e lavoriamo a Canicattì, mi ritrovo senza passato, presente e, naturalmente, senza futuro.
Che succede? Sono viva o morta? O entrambe. Nessuno mi conosce più o quasi ed escludo gli ipocriti che ti accoltellano alle spalle, sorridendoti. Chiedo con questa mio post - e scusate se faccio errori o non seguo un filo logico, ma ho un bel po’ di problemi - un po’ di attenzione per il mio caso.
Il mio inferno terreno ebbe inizio una mattina come tante nel 2005, nel mio ufficio, dove lavoravo assieme a una collega come supporto all’Ufficio Contratti del Comune. Dopo svariate e ripetute molestie sessuali da parte del responsabile dell’ufficio, (…), egli mi minacciò.
Mi disse che, se non fossi andata a teatro con lui, sarebbero cominciati i problemi per me. Mi sono messa a ridere, sul momento, ho chiesto di cambiare ufficio e nel frattempo, davanti a un testimone l’ho minacciato a mia volta, dicendogli che se mi avesse messo ancora le mani addosso, gli avrei fatto un buco in testa.
Credevo di aver risolto il mio problema. Povera ingenua, sola, separata, con un incidente sul lavoro alle spalle, che mi ha procurato diversi problemi psico-fisici.
Ho subito mobbing e vessazioni da parte di tutti i colleghi, nel modo più spietato e organizzato, anche dal segretario generale (…), oltre che da due dirigenti, (…).
Strane coincidenze, un calvario anche in negozi, supermercati, calzolai, posta, farmacie, parrucchieri, sarti, ospedale, vigili del fuoco, medici fiscali, avvocati, medici legali , c.t.u., giudici, banca (Intesa San Paolo), Inail, ecc.
Ho scritto a Mi manda Rai Tre, al ministro del lavoro, a chicchessia. Vorrei esprimere come “condannato a morte“ il mio ultimo desiderio: puntate i riflettori sul Comune di Canicattì.
Se questo vento gelido non fosse arrivato anche ai miei figli, non mi sarei mai e poi mai esposta così.
Cordiali Saluti,
Giuseppa Disca.
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