Società

C’era una volta “u cartunaru”, figura storica palermitana. Con il suo sgangherato e rumoroso “lapino”, si aggirava per le vie centrali e periferiche della città fermandosi a raccogliere i cartoni, caricandoli come nessuno riuscirebbe, in altezze incredibili, ripuliva perfettamente tutte le cataste di togliendo ogni anche minima traccia di cartone.

A fine giornata, portava la catasta al centro di raccolta per il riciclaggio vendendolo a peso, magari facendo la cresta, inzuppandola accuratamente e con maestria di acqua.

Potremmo senza ombra di dubbio affermare che è, al pari dell’altra figura del “ferruviecchiu”, l’antesignano della , oggi scoperta negli ultimi anni da altri territori, e nuova frontiera dell’ecologistica generale.

I “cartunari” svolgevano, a costo zero per l’amministrazione, un lavoro socialmente utile, senza retribuire nessun precario. Per altro, quel lavoro era, per molte famiglie, un indiscusso ammortizzatore sociale (sempre a costo zero) per la comunità. Non era raro vedere strizzati dentro il “lapino” moglie e bambini, al seguito dell’Onorevole Operatore Ecologico.

Ma la mannaia dell’ non poteva lasciare l’opportunità in mano di ignoti e incontrollabili (politicamente) cittadini e ha visto il businees, l’affare delle convenzioni, le possibili consulenze, la sistemazione di qualche “parrocciano”, e si è messa subito in moto.

Perché non fare pagare ai una fissa, magari di 150 euro al mese, per lo smaltimento dei cartoni? Tanto la raccolta viene fatta comunque come differenziata e quindi già pagata. In più, rivendiamo il cartone a chi si occupa di riciclaggio, ci facciamo quattro amici tra “parrocciani” vari e a vario titolo. Possiamo anche sanzionare e quindi multare economicamente i …e l’affare è fatto!

E’ questo è il progresso della città? Niente affatto. I “cartonari” passavano a tutte le ore, non costringendo i a stoccare gli imballaggi dentro le già anguste mura dei negozi aspettando il giorno e l’ora del giro stabilito, i “cartonari” inoltre (da veri cittadini di ) conoscevano il territorio comunale per intero, girando anche per le periferie. Non come questa amministrazione, che della periferia se ne occupa solo a scopi punitivi, salvo poi andarla a “battere” a ridosso di elezioni, per cercare consensi.

E, dulcis in fundo, le precarie situazioni economiche dei , dovrebbero trovare l’ a fiancheggiarli nella ripresa dalla crisi e non, come è palese e accade sempre più spesso, gravarli di altri oneri, lacci, lacciuoli e impedimenti.

Roberto Puleo

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