Calogero Rizzuto, 49 anni, boss della famiglia mafiosa di Sambuca di Sicilia, arrestato durante l’operazione Scacco Matto l’8 luglio 2008, ora collaboratore di giustizia, continua a svelare i segreti delle estorsioni di Cosa Nostra gravanti sulle imprese della provincia di Agrigento. Chiarisce, poi, particolari relativi al rito della cosiddetta “punciuta” e, ancora, mandanti, autori e moventi di alcuni omicidi.
Alla rete del pizzo in provincia di Agrigento non è sfuggito nessuno. Hanno pagato tutti, anche sir Rocco Forte, gli imprenditori della Sigenco, la Fauci Laterizi e la ditta che sta realizzando l’acquedotto Favara di Burgio”.
Lo ha dichiarato Rizzuto, durante le ultime deposizioni, quelle del 7 novembre 2009, tenutesi a Roma presso l’aula bunker del carcere di Rebibbia. Da lavoratore socialmente utile, Rizzuto era diventato il boss di Sambuca di Sicilia e intratteneva rapporti con il capo assoluto di Cosa Nostra agrigentina, Giuseppe Falsone.
Il suo “carisma” da mafioso, dedito a controllare appalti e a pianificare estorsioni, lo aveva portato a diventare il numero due del mandamento del Belice, territorio comprendente anche grossi centri come Sciacca, Menfi, Montevago e Santa Margherita di Belice, capeggiato dall’agronomo Gino Guzzo.
Grazie alle intercettazioni ambientali fornite da alcune microspie, installate all’interno del garage di Antonino Gulotta, meccanico appartenente alla famiglia di Montevago, dove erano soliti riunirsi i componenti dell’organizzazione malavitosa, i carabinieri del comando provinciale di Agrigento, su richiesta della Dda di Palermo, hanno arrestato trentatrè tra presunti boss e affiliati a Cosa Nostra agrigentina, tra i quali Calogero Rizzuto. Questa operazione è stata denominata “scacco matto”.
Il sambucese nell’agosto del 2009 ha rivelato ai magistrati le intenzioni del clan riberese dei Capizzi e dello stesso boss latitante, Giuseppe Falsone, di sopprimerlo a causa di alcune iniziative personali di estorsione che Rizzuto aveva portato avanti. Fu proprio la crescente paura per la sua vita che, il 18 settembre 2009, lo portò a collaborare con la giustizia, la stessa notte la famiglia lascia Sambuca.
Il pentito ha spiegato, inoltre, come è entrato a far parte di Cosa Nostra, tramite la cosiddetta “punciuta”, il rito della santina bruciata e il giuramento su un vero e proprio regolamento al quale gli appartenenti dell’organizzazione devono attenersi fino alla morte.
Il superlatitante Matteo Messina Denaro – secondo quanto dichiarato da Rizzuto – aveva deciso anche l’uccisione degli stessi uomini del clan Capizzi, poiché questi non avevano manifestato comportamenti consoni alle indicazioni degli esponenti di spicco di Cosa Nostra. Il pentito ha successivamente spiegato agli inquirenti le dinamiche di due omicidi, compiuti nel 2003 e nel 1996, a opera della mafia di Burgio-Lucca Sicula: quello di Filippo Riggio, noto mafioso locale, e quello del giovane Pinelli, freddato in auto e poi abbandonato nelle campagne di Villafranca Sicula.
Rizzuto ha svelato movente, autori e mandanti degli omicidi persistendo su una linea di rivelazioni, grazie alla quale sta facendo piazza pulita dei suoi ex capi ed ex gregari. Ancora una volta vicende di mafia, sangue ed estorsioni scrivono la triste storia della provincia di Agrigento.
Anch’io sono un sambucese, un ragazzo siciliano, uno di quelli a cui i mafiosi fanno solo tanto ribrezzo. Gli “uomini d’onore” hanno sempre pensato che la strada più corta sia sempre la via migliore, che la legalità sia solo un ingombro , che l’onesta sia una cosa da scemi. Hanno sempre considerato che con la violenza si può ottenere tutto, che con i soldi si può comprare la benevolenza di una persona.
Ma i veri uomini d’onore sono coloro che svolgono il proprio lavoro onestamente, uomini che si svegliano la mattina per mandare avanti la famiglia, per fare vivere ai propri figli una vita dignitosa, uomini che non decidono di intraprendere la malavita nemmeno per i più gravi problemi finanziari, uomini che trovano in un sorriso la forza di andare avanti. Questo è onore. Per questo vale la pena vivere.
Ho conosciuto personalmente Calogero Rizzuto: sua figlia era una mia compagna di scuola media, adesso è sparita. L’hanno portata via la stessa notte che è stata resa nota l’intenzione del padre di collaborare con la giustizia. Penso che non vi possa essere punizione più grande per un padre-mafioso quale quella di nutrire sensi di colpa nei confronti dei figli, che sono stati strappati agli affetti più cari per gli errori di una persona che avrebbe dovuto solo proteggerli.
Sandro Randazzo


















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