“È ccu razia e ccu cori, pi sant’Aituzza bedda, ca stà niscennu, cittadini! Semu tutti devoti, tutti? Cittadini, cittadini, cittadini! Evviva sant’Agata, cittatini! Evviva sant’Agata. Tutti devoti, tutti? Cittadini, cittadini!”.
Catania, la città da sempre rivale (calcistica e non) di Palermo, l’anno scorso mi ha accolta tra le sue braccia durante un periodo non facile della mia vita e oggi, che sono nuovamente tornata a Palermo, voglio rendere omaggio, invece, proprio a Catania.
Oggi, che è il giorno conclusivo delle celebrazioni in onore della sua Santa Patrona, Sant’Agata, scrivo com’è stata la festa quest’anno e auguro ai Catanesi, così come lo auguro ai Palermitani, d’indignarsi più spesso, di rifiutare i favori e di fare valere i propri diritti di cittadini.
La festa di Sant’Agata non è paragonabile al festino di Santa Rosalia: quest’ultimo, infatti, dura solo una lunga notte (benché le prove siano ancora più lunghe e spettacolari). Mentre, invece, Catania s’immerge letteralmente nel clima festivo per tre giorni.
Durante questi tre giorni (il 3, 4 e 5 febbraio) le strade di Catania vengono letteralmente invase da fedeli o da semplici curiosi, venuti da ogni angolo del mondo solo per assistere all’evento. Il 4 e il 5 febbraio, in particolare, Sant’Agata, nel suo fercolo (“a vara”, in dialetto catanese) viene portata sia nei quartieri popolari che in quelli borghesi.
È indubbio, però, che nelle aree più degradate della città (Librino, Monte Po’, San Cristoforo e Civita), dove la gente vive in condizioni sociali più disagiate, la festa sia più sentita che altrove.
Ciò nonostante, quest’anno sembra che l’intera città si sia ribellata. Quando il corteo è passato per la centralissima via Etnea, infatti, il sindaco Raffaele Stancanelli ha aspettato il momento in cui si coglie l’umore dei Catanesi, sulla tradizionale carrozza del Senato cittadino, trainata da quattro cavalli.
L’usanza vuole che, se il sindaco ha operato bene, riceva tanti applausi. Diversamente, gli applausi andranno al rappresentante dell’opposizione. Martedì, invece, i Catanesi hanno deciso di manifestare il loro dissenso per lo stato di abbandono in cui versa la città e non hanno applaudito né il sindaco né il leader dell’opposizione.
Più chiaro di così…Il silenzio ha avuto un peso non indifferente per un Comune in crisi finanziaria, dal traffico caotico e dai trasporti urbani inefficienti, con seri problemi d’illuminazione pubblica, d’igiene e di degrado.
Strano…sembra quasi di vivere nella stessa città, anche se dalla parte opposta della Sicilia!

















E hanno fatto bene! Altro che applausi, avrebbero dovuto tirargli addosso pomodori marci!!
Purtroppo la mia città è ridotta ai minimi termini… qualche mese fa, ero in autobus alle 5 del mattino verso l’aeroporto. Era un’autobus con i monitor dentro, dove scorrevano le immagini di propaganda della vecchia giunta Scapagnini. Si vedeva una catania ricca e luminosa, piena di slogan, del tipo “Catania è veramente bella”. Nel frattempo il bus percorreva strade buie e sporche, dato che il Comune non pagava nè l’energia elettrica, nè la pulizia delle strade. “Catania avrà finalmente i suoi parcheggi scambiatori!”. E nel frattempo passavo davanti a quello chiuso vicino all’Aeroporto. “Catania avrà i suoi campi da golf!”. Prima hanno fatto le buche, mettendole direttamente in strada. “Catania sarà più verde!”. E passavo davanti alle villa Bellini, per la prima volta in 30 anni l’ho vista chiusa con tutti gli striscioni di chi protestava contro la giunta… Alla fine, tutta l’amarezza svaniva di fronte all’alba che illuminava dal basso la cima dell’Etna… ma a parte questo, è rimasto davvero poco.
Ho partecipato alle manifestazioni per la “Santuzza” e ho visto un’esagerata partecipazione di gente, moltissima con il “sacco”, a dimostrare una grande fede, mi auguro non di giornata. La città aveva grossi cumuli d’immondizia non raccolta a prova di disagio e inefficienza diffusi in tutta l’isola. Speriamo in un risveglio (non dell’Etna), ma di un popolo consapevole, onesto, non vittima di vuote promesse.