I Post dei Bsiciliani

Dopo la recente polemica sul canone di depurazione delle acque, sulla cui illegittimità si è espressa la Corte Costituzionale (sentenza 335 del 2008) e la cui restituzione ai cittadini è stata caldeggiata di recente dal difensore civico, avvocato Saglimbene, il servizio di gestione delle torna a far discutere.

Nel mirino del malcontento popolare si trova s.r.l., accusata di “vessare” i propri utenti nell’ambito dei lavori di adeguamento degli impianti di controllo idrico di sua competenza. Al fine di contestualizzare l’argomento, esso va collocato all’interno del quadro generale di gestione delle acque nel territorio misterbianchese, che ci è stato delineato dal responsabile del settore XI, , il quale ci ha spiegato come “tra centro urbano e periferie, a convivano cinque acquedotti: quello municipale (cioè, a gestione diretta da parte del Comune), s.r.l., Sidra S.p.a, Acque Aurora s.r.l. e U.c.c., tra i quali, sebbene in presenza di modalità differenti di gestione e tariffazione, sussistono rapporti di buona collaborazione”.

In generale, poi, va segnalato come non esista una “lottizzazione” della rete idrica tra i vari gestori, nel senso che può capitare che in una stessa zona, se non in una stessa via, convivano singole abitazioni afferenti a gestori diversi, poiché diverse e sparse sono le reti create dai vari acquedotti nel corso dei decenni, alle quali, rispettivamente, si ritrovano allacciati gli utenti. Insomma, non esiste mercato, cioè possibilità di concorrenza tra i gestori, né di scelta da parte degli utenti.

Probabilmente, anche in relazione a questa forzata “fidelizzazione” al gestore idrico che, in qualche modo, è toccato loro in sorte, molti cittadini afferenti all’ stanno iniziando a protestargli contro.

Infatti, da qualche tempo, è impegnata nel passaggio dai contratti di distribuzione, cosiddetti, a “bocche tarate” (cioè, a erogazione continua e forfettaria) a quelli “a consumo”. Questo passaggio avrebbe richiesto, dapprima, l’installazione di contatori presso le singole abitazioni cittadine e, in tempi recenti, si starebbe procedendo al trasferimento di questi stessi contatori all’esterno delle abitazioni degli utenti al fine, come si dice, di agevolare le operazioni di lettura dei contatori da parte del gestore.

In entrambi i casi, le spese di installazione dei contatori e quelle di trasferimento degli stessi all’esterno sarebbero ricadute, e continuerebbero a riversarsi, sulle tasche dei cittadini, che si lamentano di questi oneri da molti punti di vista.

In generale, non ci si spiega come mai l’installazione dei contatori non sia avvenuta in un unico passaggio, cioè direttamente sull’esterno delle abitazioni. In ogni caso, permane forte tra gli utenti la perplessità sulla legittimità di accollare a loro le spese di questi lavori che, in fondo, sono di adeguamento della rete, quindi, si presuppone, ordinarie e a tappeto.

Anche a voler cercare riferimenti legislativi in merito, nella cosiddetta (legge 36/94, e successive modifiche e integrazioni), che detta le disposizioni nazionali in materia di risorse idriche, non sembrerebbe offrire ragguagli nel dettaglio della pertinenza di simili spese che, probabilmente, vanno ricercati nelle disposizioni e nei regolamenti coi quali, a livello locale, è stata recepita la normativa nazionale.

Stante a quest’ultima, d’altra parte, emerge come da diversi lustri si prospetti l’opportunità di sistematizzare la gestione idrica tramite la creazione di un servizio idrico integrato, tale da sancire il passaggio di competenze dall’ambito comunale a quello consortile, sottostante al comprensorio dei cosiddetti A.T.O. (Ambiti Territoriali Ottimali).

Attualmente, tuttavia, appare bel lontana da tale genere di razionalizzazione del servizio idrico, e i recenti timori da parte dei cittadini sembrano rimandare a tutti i rischi di un gestore “obbligato”, percepito come “subìto” al di fuori delle (inesistenti) scelte di mercato, al quale tuttavia non si accompagnano le consuete garanzie della fiscalità pubblica.

Angelina De Luca

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