Trapani - secondo i registri d’anagrafe municipale - ha, alla fine del 1892, una popolazione di 44.257 abitanti e sorge sopra una penisola di solido calcare a forma di falce [la legenda lo indica come luogo dove fu seppellita la falce di Saturno] e Drepano era l’antico nome della città. Circondata da fortificazioni, di fronte l’istmo verso oriente era presente una cittadella, chiamata Castello, costruita anticamente e restaurata da Federico II, poi distrutta per far posto a palazzi moderni.
Era considerata una delle migliori città per la regolarità e la pulizia delle vie, lastricate in pietra. Notevoli sono i residui di costruzioni medioevali che si vedono negli archi dei portoni e delle finestre; da osservare in particolare un antico edificio chiamato Giudecca dai Giudei che l’abitarono fino alla loro cacciata dalla Sicilia avvenuta nel 1492.
Il porto dista poche miglia dalle falde di Erice (ora Monte San Giuliano) ed è ricordato in riferimento alle leggende troiane come Emporium Erycinorum. Erice fu fondata da Enea che vi costruì un tempio in onore di Venere (detta infatti Ericina). Mons Eryx, un cono tronco perfettamente isolato, dà l’impressione di essere ancora più grande di quello che è e fu creduto la montagna più alta della Sicilia dopo l’Etna. Pur essendo alto 750 metri, è stato esaltato da Virgilio (Eneide, XII, 701, traduz Caro) tra le montagne di primo ordine: < Quanto il grand’Ato o ‘l grande Erice a l’aura Non sorge appena o ‘l gran padre Appennino Allor che d’elci la fronzuta chioma Per vento gli si crolla e che di neve Gioioso alteramente s’incappella >
Durante la prima guerra punica, Drepano servì con molte probabilità come porto della vicina Erice e, intorno al 260 a.C. il generale cartaginese Amilcare ne fortificò il promontorio fondando la città ove trasportò la maggior parte degli abitanti di Erice.
Trapani, per la bontà del suo porto e per la vicinanza all’Africa, divenne una città di grande importanza strategica e, con Lilibeo (attuale Marsala), rimase l’unico possedimento cartaginese che fu, poi, conquistato dal console romano Lutazio Catulo in occasione della sonora sconfitta dei Cartaginesi alle isole Egadi nel 241 a.C. Rimase una florida città commerciale ma a essa, per tutto il periodo romano, fu preferita Lilibeo.
Appartenne, poi, all’Impero d’Oriente e fu conquistata nell’835 dai Musulmani venuti dalla Tunisia per essere, infine, liberata nel 1077 dai Normanni che la portarono a ricchezza e prosperità. Pare che nell’isola di Favignana fosse stato ordito nel 1282 da Giovanni da Procida e Palmerio Abate il famoso Vespro Siciliano contro il malgoverno di Carlo d’Angiò il quale dovette cedere il regno a Pietro d’Aragona che entrò trionfante nel porto di Trapani. L’infante Don Giacomo d’Aragona, incoronato re nel 1286, preferì Trapani più del padre e costruì la parte occidentale della città che forma il quartiere San Lorenzo, detto il Palazzo, lo abbellì e rafforzò le fortificazioni.
Nell’agosto del 1535, Carlo V, reduce vittorioso dalla spedizione di Tunisi – ove aveva liberato 20.000 schiavi cristiani – fu accolto trionfalmente nel palazzo degli antichi Chiaramonte e, per riconoscenza, regalò alla parrocchia di San Nicolò uno splendido fonte battesimale di marmo bianco, alla parrocchia di San Pietro uno stendardo di broccato e di oro, al Convento dell’Annunziata due porte di legno rivestite di ferro. Giurò nel Duomo di osservare i privilegi della città facendo scrivere nel sigillo municipale: Drepanum civitas invictissima in qua Caesar primum juravit.
Nel 1601 si radunò nel porto di Trapani la squadra, capitanata dal principe Doria, e composta da uomini del Papa, della Spagna, della Sicilia, della Toscana, di Savoia e di Genova per muovere all’assedio di Algeri.
Durante il governo borbonico, Trapani intervenne con decisione nell’ora dell’insurrezione e nel gennaio del 1848 fu la prima città siciliana a ribellarsi. I Borbonici capitolarono all’assalto popolare e consegnarono la fortezza, ove si erano rifugiati, con le artiglierie e le polveri da sparo che, in 700 quintali, furono spedite a Palermo per essere usate nei combattimenti. Allorchè fu votata l’Unità d’Italia sotto Casa Savoia, Trapani inviò per manifestare la propria adesione il marchese di Torrearsa che fu poi ministro e presidente del Senato.
Da ricordare la cattedrale di San Lorenzo sul corso Vittorio Emanuele, nella città vecchia, che è una grande e bella chiesa rinascimentale ricca di stucchi. Nella quarta cappella a destra c’è il Crocefisso con Maria e San Giovanni dipinto da Van Dyck nel 1623; sotto l’altare della cappella del Sacramento c’è l’immagine di Cristo morto, in alabastro estratto a Erice in contrada Pietrincarnata, eseguita in stile barocco dal trapanese Giacomo Torteglia nel 1650. Nella seconda cappella a sinistra c’è un dipinto del 1661, opera del concittadino Carreca, rappresentante San Giorgio a cavallo.
Benedetto Fontana


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