Cultura & Avvenimenti

Alla fine del 1891, (o Girgenti come fu chiamata dai Normanni) ha una popolazione di 24.000 abitanti. Sorge sopra una collina vicina al mare con una splendida veduta sui giardini tra i quali scorre il fiumicello Drago – già detto Hypsas che ha origine a Raffadali e che, unendosi con altro fiumicello Acragas, ora detto di San Biagio, prende il nome di fiume di Girgenti perchè bagna la città – e sui monumenti rinomati.

Costruita sulla sua collina rocciosa, difesa da grandi muraglie, era inespugnabile e, piena di grandi portici e magnifici templi, era divisa in cinque quartieri come Siracusa lo era in cinque città.
Nel suo “Viaggio in Italia”, Goethe la descrive così : “Mai visto in tutta la mia vita uno splendore di primavera come stamattina al levar del sole … dalla finestra il vasto e dolce pendio dell’antica città tutto a giardini e vigneti … all’estremità meridionale del pendio verdeggiante e fiorito s’alza il Tempio della Concordia, ad oriente i pochi resti del Tempio di Giunone, ma dall’alto l’occhio non scorge le rovine di altri templi … corre invece a sud verso il mare”. Pindaro la soprannominò la più bella città dei mortali.

Acragas, come fu chiamata dai Greci, fu fondata nel 582-581 a.C. da una colonia di Gela, guidata da Aristoneo e Pistillo, e raggiunse rapidamente un alto grado di prosperità e potenza conservando per poco la sua libertà prima di cadere sotto le mani del despota Falaride che, con l’aiuto di schiavi, cinse l’acropoli di mura, ma fu famoso per le atrocità commesse finché cadde vittima di un’insurrezione generale.

Fu poi governata dai tiranni Alcamene, Alcandro e nel 488 a.C. da Terone che la portò al massimo sviluppo, si alleò con Gelone di Siracusa e governò con generosità ed umanità. Dopo la cacciata del suo figliolo e successore Trasideo fu stabilita ad Acragas una specie di governo democratico con un Consiglio di mille membri eletti per tre anni fra i cittadini abbienti, poi abolito da Empedocle (medico, politico, poeta, filosofo) che introdusse il suffragio popolare - ammettendo alle cariche pubbliche ogni ceto - che durò fino al 406 a.C.

Narra Diodoro che in quel periodo regnava ad Acragas il maggior benessere ed erano impiantati vasti vigneti ed uliveti i cui prodotti venivano venduti a Cartagine in cambio di oro e avorio. Gli abitanti indossavano vesti preziose e ornamenti d’oro. non poté, però, esimersi dal partecipare – anche se in parte minore – alle rivoluzioni che si diffusero su tutta l’isola in occasione della cacciata da Siracusa della dinastia geloniana e, con l’avvento del capo siceliota Ducezio, gli Agrigentini subirono una sonora sconfitta sul fiume Himera nel 446 a.C.

In occasione della grande spedizione ateniese in nel 415 a.C., rimase neutrale ma, successivamente, con l’arrivo dei Cartaginesi, chiamati in aiuto dai Segestani, fu sottoposta a saccheggio e poi distrutta. Non si riebbe facilmente da tale distruzione e fu anche sottomessa al tiranno Dionisio di Siracusa che, a seguito di un’ulteriore guerra coi Cartaginesi, sottoscrisse nel 383 a.C. la pace che fissò nel fiume Halycos (oggi Platani) il confine tra i due eserciti contendenti.

fu ricolonizzata e ripopolata da Timoleone che la riportò a tale grado di grandezza e prosperità da ritornare a essere rivale di Siracusa, cui però rimase subordinata allorché despota di questa divenne Agatocle. Durante la prima guerra punica, si alleò con i Cartaginesi e permise al loro generale Annibale di fortificare la cittadella irritando i Romani che, insieme a Jerone di Siracusa, la sottoposero a un lungo assedio nel 262 a.C. con i due consoli L. Postumio e Q. Mamilio ed, espugnata, ne trassero in schiavitù 25.000 abitanti.

Ritornò cartaginese nel 255 a.C. allorché fu conquistata dal generale Cartalone che la incendiò prima e la cedette poi nel 210 a.C. al console romano Levino per diventare provincia romana e le fu concesso di battere moneta fino al tempo di Augusto con l’iscrizione latina Agrigentum. Cicerone la ricorda come una delle più ricche città della ; la fertilità del territorio e la posizione del suo porto la trasformarono in uno degli emporii principali del commercio del grano. Il porto o Emporium d’ era alla foce dell’Acragas.

Fu una delle prime città che caddero nell’827 sotto il dominio dei Saraceni (che la chiamarono Kerkent), poi cacciati nel 1086 dai Normanni, e seguì in seguito le sorti dell’isola. Da ricordare è il Tempio della Concordia, uno dei meglio conservati dei tempi dorici del periodo classico che sorge maestoso in un’altura naturale e in un ridente paesaggio. Costruito nel 450-430 a.C., è composto da 34 colonne, ciascuna di 4 pezzi, 13 per ogni lato longitudinale, 6 davanti e 6 dietro formando un hexastylos peripteros.

Il color è gialliccio perché in pietra arenaria, rossiccia e con conchiglie fossili. Le colonne hanno 20 scanalature a spigolo vivo, sono alte 6,72 mt., hanno un diametro di 1,44 mt. La lunghezza totale del tempio è di 42,23 mt, la larghezza di 19,76 mt e l’altezza di 13,48 mt; il tetto ha ancora i frontoni a est e a ovest, il pronaos (anticamera della cella) è privo di tetto, l’opistodomos (camera del tesoro) è intero e ha le misure del pronao, la cella (naos) è lunga 28,80 mt e larga 9,32 mt.

Nel 597, durante il Cristianesimo, l’agrigentino vescovo della città Gregorio II lo trasformò in basilica, lo dedicò agli apostoli Pietro e Paolo, chiuse il colonnato con mura e aprì degli archi trasformandolo in tempio a tre navate; in sostanza ne permise la conservazione. Il tempio fu poi restaurato nel 1748 e denominato della Concordia per un’iscrizione romana rinvenuta nelle vicinanze che ricordava un monumento eretto alla concordia degli Agrigentini.

Benedetto Fontana

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Discussione

2 commenti per “Storie della Sicilia di ieri - I centri più grossi: Agrigento”

  1. Tra i grandi viaggiatori dell’epoca mi piace ricordare, insieme al citato Goethe, anche il francese Jean Houel (1735 1813). L’erudito, il poeta l’accademico intriso da cultura classica, s’accende allo spettacolo dei superbi templi di Agrigento affioranti in uno scenario naturalistico d’incomparabile maestà. Pittore, architetto e incisore, deve la sua gloria al viaggio compiuto in Sicilia dal marzo 1776 al giugno 1779. Ne riportò una serie impressionante di disegni - un migliaio, si dice - di cui un buon numero - 264 - furono incisi dallo stesso Hoüel e pubblicati a dispense tra il 1782 e il 1787. Il Voyage pittoresque des Isles de Sicile, de Malte et de Lipari è la più importante opera dedicata a queste regioni nel diciottesimo secolo. Per un novello storico che, come te, così bene racconta la storia della nostra terra, ritengo che un pezzo (o più pezzi) possa essere a lui dedicato. I suoi dipinti, i suoi acquarelli, per non parlare delle perfette incisioni (in buona parte conservati all’Heremitage di San Pietroburgo), sono fotografie della Sicilia che hanno fermato il tempo alla sua epoca e, per questo, di altissimo interesse.

    Postato da Giancarlo | 28 Aprile 2009 19:33
  2. A Palermo esiste, in centro, una via a lui dedicata. Non è possibile dedicargli pagine sulla “Sicilia di ieri” che per sua struttura deve essere concentrata. Separatamente se ne potrebbe scrivere.

    Postato da Benny | 1 Maggio 2009 07:13

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