Cultura & Avvenimenti

La città di ha, alla fine del 1890, una popolazione di 109.687 abitanti e sorge nella riviera del golfo sul mare Jonio che va da Capo Molini al Capo Santa Croce ed “è di forma irregolare rassomigliante ad un dipresso a un’accetta di cui la lunga strada Etnea che prolungasi a nord rappresenta il manico e la massa della città, ad ovest, la lama”. E’ così descritta dallo storico Gustavo Strafforello nella sua opera “Geografia dell’Italia”.

L’antica città copriva la parte più alta dell’attuale e il pendio che scende verso la marina a forma circolare con a centro il teatro greco. Dopo l’eruzione dell’Etna del 1669 e il terremoto del 1693 la tendenza fu di dimorare in pianura e le nuove facciate delle case furono costruite in uno stile di grande effetto architettonico. La pianta della città è diventata, nella ricostruzione, alquanto regolare ad angoli retti, con grande ampiezza di strade e marciapiedi per impedire “in qualche probabile tremuoto avvenire il cozzo e la distruzione vicendevole delle case” (Strafforello).

Il sottosuolo della città è un registro cronologico delle eruzioni preistoriche e storiche di lava e di lava sono le strade, i marciapiedi, le chiese, i palazzi e le decorazioni. Catana è riconosciuta da tutti gli storici come colonia greca fondata, intorno all’anno 727 a.C., dai Calcidesi della vicina Nasso (Naxos) sotto la direzione di Evarco. Della sua storia primitiva si ha notizia solo di una leggendaria legislazione di Caronda – estesa ad altre città calcidiche anche della Magna Grecia - assai rigida e di cui lo stesso legislatore pare sia stato vittima per dare un esempio di ossequio.

conservò la sua indipendenza fino al tempo del tiranno siracusano Jerone che, nel 476 a.C., spostò a Leontini tutti gli abitanti di origine e li sostituì con diecimila coloni siracusani e peloponnesiaci, si fece proclamare Oekista (fondatore della nuova città cui cambiò il nome con quello di Aetna). Dopo la morte di Jerone, i siracusani concordarono con il re dei Siculi, Ducezio, il reintegro (461 a.C.) dei primitivi antichi abitanti Calcidici o Sicoli e l’espulsione degli intrusi costretti nella fortezza di Inessa. fu poi occupata dai Siracusani e fu sede di un corpo di mercenari campani fedeli a Dionisio.

Ai tempi di Cicerone si parla reiteratamente di come di una città municipale di grande importanza, ricca e florida, con un territorio tra i più fertili in grano dell’intera . Nella prima guerra punica, fu una delle prime città siciliane sottomesse ai Romani (263 a.C.) che la chiamarono Catina e che, pur non ottenendo i vantaggi d’una città confederata, giunse ad alto grado di prosperità. Ne sono prova l’Anfiteatro, il Teatro, le Terme.

Fu tolta ai Goti da Belisario nel 535 e passò poi sotto gli Ostrogoti, i Vandali, i Saraceni, i Normanni che la recinsero di nuove mura e la riportarono all’importanza di un tempo. Sotto il re Guglielmo il Buono fu, il 4 febbraio 1169, per intero distrutta da un tremendo terremoto, resistette per alcuni anni all’assedio di Enrico VI di Svevia ma fu presa per mano di alcuni traditori e incendiata. Nel 1232 fu ancora devastata dagli Hohenstaufen e, in quel periodo, Federico II vi costruì l’imponente Castello Ursino. Dopo i Vespri Siciliani un Parlamento, adunato a nel 1282, elesse re Pietro III d’Aragona che ivi stabilì la sede ordinaria del governo. Nel 1432 Alfonso il Magnanimo, figlio di Ferdinando I di Castiglia consentì la costruzione di un porto.

L’11 marzo 1669 un forte terremoto aprì crepacci di alcuni chilometri e numerosi crateri; la lava scorse dappertutto, seppellì i bastioni di San Giorgio e Santa Croce, circondò le due torri del castello e dopo oltre un mese giunse fino al mare con una larghezza di due chilometri. Carlo II, re di Spagna e di , esentò per dieci anni da contribuzioni. Non ci fu tempo per riprendersi che arrivò il terremoto del 1693 che distrusse oltre 60 città in Val di Noto e anche , di cui risparmiò solo tre grandi cappelle della cattedrale e il Castello Ursino. La città risorse più grande e più bella e fu governata dai Borboni per oltre un secolo, anche con varie insurrezioni finchè nel 1860 fu cacciato l’ultimo dei Borbone e innalzò la bandiera della libertà.

Da ricordare è piazza del Duomo che ha figura rettangolare di bello aspetto. A ovest, all’estremità di via Garibaldi, è la porta di Fortino; a est il mare; a sud, attraverso la porta Uzeda, il porto; a nord, oltre la via Stesicorea, pendii selvosi e creste nevose dell’Etna. Nel mezzo la Fontana dell’Elefante perché sormontata da un elefante di lava che ha sul dorso un obelisco ottaedro di granito di Siena, alto 3,61 metri e largo 26 centimetri. L’obelisco è diviso in quattro zone parallele, scolpite di figure geroglifiche e pare sia stato trasportato dall’Egitto al tempo delle Crociate; inizialmente servì da architrave al portone del vescovado e poi abbandonato. L’elefante, stemma di , pare risalga a 40 anni prima della guerra di Troia, ma esiste in molte monete del regno di Federico II. All’angolo sud-ovest della piazza c’è altra fontana marmorea detta “acqua a linzolu”, opera dello scultore Angiolini, adorna di tre belle statue di cui la centrale rappresenta il fiume Amenano.

Benedetto Fontana

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Discussione

2 commenti per “Storie della Sicilia di ieri - I centri più grossi: Catania”

  1. Con mirabile capacità di sintesi, anche questa volta l’amico Fontana ha pennelato la storia di Catania che, nel corso dei suoi 2700 anni di vita, è stata città greca, romana, bizantina, araba, normanna, sveva, angioina, aragonese e spagnola. Lavoro di costruzione di un pezzo che, nonostante la brevità, riesce a contenere notizie inedite ai più. Provo ad aggiungere una piccola annotazione sulla fontana dell’elefante rimastomi nella memoria quando giovane e puzzolentissima matricola salivo su di una scala di fortuna col secchio colmo di borotalco e spugna a detergere quel posto che lui, pudicamente, cerca di nascondere sotto la piccola coda mozza , tra gli schiamazzi dei giovani colleghi. La fontana dell’elefante, realizzata nel 1736 dal Vaccarini con pezzi di varia provenienza appartenenti a culture ed epoche diverse (l’elefante, l’obelisco, l’acqua del sotterraneo fiume Amenano, il simbolo del culto di Sant’Agata) riuniti in un insieme armonico. L’elefante che simboleggia intelligenza e longevità fu assunto a insegna della città, in sostituzione di San Giorgio, dopo il 1239. La sua costruzione è attribuita a un mago, Eliodoro, finito sul rogo come si usava all’epoca. Eliodoro, Diodoro, Diotru: oggi i concittadini lo chiamano Liotru. La storia dell’elefante si è andata plasmando, lungo i secoli, su quella di Catania. Ora Egli se ne sta immobile e indifferente sulle sue zampe (restaurate da un artefice più rozzo e maldestro di lui), ignaro di tutto il cumulo di storia, leggende e fantasticherie che grava sulle sue robuste spalle sotto il sole, la pioggia, con lo sguardo fisso al Duomo, non accorgendosi neanche o non curandosi dei passanti, degli studiosi, dei turisti e - perchè no? - dei politici che frequentano l’annesso Palazzo del Comune, tutti intenti magari a preparare adeguate risposte alla trasmissione Report!

    Postato da Giancarlo | 29 Marzo 2009 21:15
  2. Un enorme e sempre sentito ringraziamento al caro amico Giancarlo, uomo inesauribile, ricco di immense virtù, conoscenze e competenze che aggiunge sempre un graditissimo colpo di pennello di grande artista all’opera (tentativo?), all’impegno di sicuro mio in una difficile (sopratutto per la dovuta sintesi) nuova attività.

    Postato da Benny | 30 Marzo 2009 11:54

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