Del circondario di Piazza Armerina fa parte il Comune di Castrogiovanni che a fine 1891 ha 18.860 abitanti e sorge – detto l’Inespugnabile - su un monte isolato a 1000 metri sul livello del mare, al centro dell’isola. Per tale motivo la città fu chiamata da Callimaco, nel suo Inno a Cerere, l’ombilico della Sicilia. E’ su un territorio ricco di boscaglie, di cacciagione, di ricchezze minerali, fertilissimo. Castrogiovanni ha il nome italianizzato di Castrum Ennae (Henna in latino), antichissima colonia sicelia che pare sia stata fondata nel 664 a.C.
Il tiranno Dionisio ha apprezzato pienamente la sua importanza perché fortezza naturale inespugnabile e tentò più volte di impadronirsene. Ci riuscì infine dopo numerose spedizioni contro le vicine città siciliane per tradimento e non per le armi. Al tempo di Agatocle, Castrogiovanni vi era assoggettata, ma quando gli Agrigentini incominciarono a rivendicare la libertà di varie città siciliane gli Ennesi furono i primi a schierarsi con loro e ad aprire le porte al loro capo Xenodico nel 309 a.C.
Durante la prima guerra punica, Enna fu presa prima dai Cartaginesi sotto Amilcare e poi dai Romani, sempre per tradimento e non per le armi (Diodoro). Nella seconda guerra punica, nel 214 a.C. mentre Marcello stava assediando Siracusa, fu scena di un orribile eccidio allorché il governatore della città Pinario, per paura che gli Ennesi imitassero altre città siciliane che si erano ribellate a Roma, piombò con la guarnigione romana – prevenendo il temuto tradimento – nel teatro in cui i cittadini erano radunati e li uccise tutti a fil di spada e senza alcuna distinzione, abbandonando anche la città al saccheggio (Livio).
Durante la grande guerra servile in Sicilia (134-132 a.C.) Enna ridivenne importante come quartier generale sotto il comando di Enno che la fece centro delle sue operazioni e ricettacolo del saccheggio della Sicilia resistendo agli attacchi del console Rupilio. Cicerone scrive di Enna come di una florida città municipale, con un territorio fertile adatto alla coltivazione del grano, ben coltivato finchè non fu quasi devastato dalle estorsioni di Verre. Aggiunge che il famoso Tempio di Cerere era di grande antichità e santità, che i Siciliani vi si accostavano con un senso di tremore religioso come se andassero a visitare, non il tempio, ma la dea in persona. Le mani sacrileghe di Verre ne rapirono la statua in bronzo di Cerere che era la più la più antica e la più venerata in Sicilia. Del tempio non rimane quasi più nulla perché, costruito sull’orlo di un precipizio, andò in frantumi a causa di una frana.
Dall’827 al 1070 Enna fu dominata dagli Emiri saraceni e poi dai Normanni divenendo spesso residenza degli imperatori. Federico II, per la frescura, vi passava spesso l’estate. Anche Pietro d’Aragona vi ha dimorato di continuo; nel XIV secolo vi albergò il papa Eugenio IV e nel 1459 vi si riunì il Parlamento Siciliano. Nel XIX secolo Castrogiovanni (Enna) cooperò alla causa della redenzione nazionale e nel 1860 fu sede del Comitato Centrale cui facevano capo tutti i Comitati della Sicilia. Va citato che a quasi sette chilometri da Castrogiovanni c’è il lago di Pergusa (o Proserpina), che ha un perimetro di circa sei km e un’altezza slm di 674 metri, a forma oblunga simile al cratere di un vulcano, sulle cui sponde – narra la leggenda – Plutone fece rapire Proserpina intenta a raccogliere fiori.
Da ricordare è la chiesa collegiata, detta Madonna della Visitazione, costruita nel 1310 dalla regina Eleonora, di cui rimangono il gigantesco campanile, le absidi e la navata trasversale; a sud c’è ancora una colonna scanalata che pare sia appartenuta al famoso Tempio di Cerere. All’interno è ben conservata la volta in legno intagliato. Nella cappella dell’altare maggiore ci sono ancora alcuni dipinti del pittore fiorentino Filippo Paladino che rappresentano la Visitazione, l’Esposizione al tempio, l’Assunta. Da ammirare anche il tesoro con bei lavori cesellati in argento, una superba tribuna gotica, due colonne del Gagini, alcuni quadri del Borremans e un crocefisso della scuola del trecento.
Benedetto Fontana


















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