Messina, alla fine del 1891, ha una popolazione di 142.000 abitanti ed è descritta dallo storico Gustavo Strafforello nella sua opera “Geografia dell’Italia” con queste espressioni: “L’ultima catena dei monti Peloritani, incoronata di castelli semidiruti e dei forti di Castellaccio e Gonzaga, signoreggia Messina adagiata in riva al mare: un formicaio biancheggiante di case assai simile, guardandola dal mare, a un mucchio di calcinacci”. Poi precisa: “Laggiù alla marina lo sguardo si arresta ammirato sui palazzi che, in lunga, uguale e magnifica fila, incorniciano il porto – una cornice qual non potrebbe idearla migliore il più valente architetto. Dopo l’orrendo tremuoto del 1783, quando la città risorgeva dalle rovine, il Governo borbonico ordinò la ricostruzione di questa Palazzata, come la chiamano, la quale fu detta allora l’ottava meraviglia del mondo e meriterà ancora una volta questo nome quando sarà ultimata e niun vuoto interromperà più la magnifica continuità di codesta fila di palazzi colonnati costruita con la medesima pianta”.
La grande catena di monti che costituisce l’ossatura - da est a ovest – dell’intera Sicilia ha origine proprio a Messina, al Capo Faro (l’antico Peloro) che è proprio uno dei tre promontori che danno all’isola la forma triangolare e l’antico nome di Trinacria. La città di Messina ebbe varie sedi e l’antica – tra le fiumare Portalegni e Boccetta – era protetta da quattro fortezze: Gonzaga, Castellaccio, Guelfonia e Cittadella. La città si è sviluppata attorno al porto che è formato da una lunga e ripiegata lingua di terra (molo naturale chiamato Braccio di San Raineri) che somiglia a una falce da cui deriva il primo, antico nome dato a Messina: Zancle.
Zancle fu una colonia calcidica e pare sia stata fondata – sicuramente dopo il 730 a.C. - da una banda di pirati di Cuma, anch’essa colonia di Calcide. Gli Zanclei fondarono, entro il VII secolo, due colonie sulla costa settentrionale: Mylae (Milazzo) e Himera (Termini Imerese). Intorno al 494 a.C. Zancle fu oggetto di forte immigrazione dalla Calabria di un corpo numeroso di Samii e, mentre era governata da un despota, di nome Scite, fu proditoriamente assalita e occupata da Anassila, tiranno di Reggio, che le diede il nome di Messene in ricordo del paese greco da cui provenivano i suoi antenati.
I Messaniani seguirono per alcuni anni le stesse sorti di Reggio e, dopo la morte di Anassila, furono governati dai due suoi figli per poi ribellarsi e dichiararsi liberi e indipendenti nel 461 a.C. In quel periodo la fertilità del territorio e l’eccellenza del porto furono vantaggi che la resero una tra le prime città della Sicilia. Nel 426 a.C. Messana fu assalita dagli Ateniesi e reagì alleandosi con i Siracusani e con i Locrii da cui si svincolò un decennio dopo. Nel 396 a.C. fu distrutta dal generale cartaginese Imilcone, poi ripopolata da Dionisio, tiranno di Siracusa, e difesa da ulteriori attacchi da parte dei vicini Reggiani. Fu sottomessa dal tiranno Ippone, riconquistata da Agatocle e ancora sottoposta (282 a.C.) a bande di mercenari, Campani od Osci, che presero il nome di Mamertini (figli di Mamers, nome osco di Marte) e che, non potendo tener fronte al tiranno di Siracusa, Gerone, chiesero l’aiuto di Roma il cui intervento diede inizio alla prima guerra punica. Messana godette dei privilegi di città alleata e da Cicerone è ricordata civitas maxima et completissima, una delle più floride e popolose della Sicilia.
Fu nell’831 conquistata dai Saraceni, poi dai Normanni, fu scelta come sede dagli Hohenstaufen che unitamente agli Aragonesi, e poi ai Borboni, la dichiarano capitale. Da ricordare è il Duomo, grandioso edificio normanno fondato come vescovado nel 1092 dal gran conte Ruggero, restaurato con l’antica chiesa di Santa Maria, ampliato, convertito in cattedrale e consacrato nel 1197 alla presenza di Enrico VI di Svevia. Distrutto da un incendio, fu sistemato da Re Manfredi e splendidamente restaurato da Federico IV d’Aragona. Ancora distrutto da un fulmine, rinnovato e ricostruito dopo il terremoto del 1783. La facciata – nel 1863 - aveva strati alternanti di marmo bianco e rosso e tre portoni gotici con ricche sculture del ‘300 che rappresentavano gli Evangelisti con gli animali, Maria in trono fra gli angeli, Dio Padre, l’Annunciazione e l’Incoronazione della Vergine, dodici medaglioni con le teste dei profeti e David che suonava l’arpa. Il campanile, dimezzato dal terremoto, fu riedificato in stile barocco, poi demolito e sostituito da due altri in stile gotico nelle absidi laterali. L’interno era a 3 navate a croce latina e le 14 arcate poggiavano su 26 colonne monolitiche di bruno granito egiziano. La navata longitudinale era a ferro di cavallo e ad archi ogivali assai smussi; quella laterale ad archi acuti. Nelle absidi mosaici su fondo d’oro del 1330. L’altare maggiore racchiudeva, in una cornice di rame dorato, il quadro della Madonna della Lettera, ed era sormontato da uno splendido baldacchino, detto la macchinetta, simile per ricchezza e magnificenza a quello famoso del Vaticano. L’edificio crollò quasi per intero col terremoto del 1908 e fu ricostruito altre due volte.
Benedetto Fontana


















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