Cultura & Avvenimenti

Dai registri dell’anagrafe comunale risulta che ha, al 31 dicembre 1891, una popolazione di 25.500 abitanti. E’ composta da una città vecchia e una nuova; la prima, limitata all’isola di Ortigia, è collegata alla terra ferma da alcuni ponti, la nuova è nata sulle demolite, ampie fortificazioni di Carlo V. Sulla punta sud di Ortigia, nei pressi del faro e di fronte al promontorio Plemmirione – poi chiamato Marsa Oliveri -, sui resti di un tempio antico dedicato a Giunone Olimpica sorge il castello costruito nel secolo XI da Giorgio Maniace che aveva sopra il portone due arieti di bronzo provenienti da Costantinopoli i quali, girando su perni, indicavano la direzione del vento che attraversando le loro bocche produceva suoni simili a belati.

Le strade della moderna sono strette e tortuose e le principali sono la via Dione che prosegue oltre come via Roma attraversando la città per lunghezza mentre il corso Vittorio Emanuele, che comincia dalla Porta a mare, incrocia la prima in piazza Archimede e attraversa Ortigia nel senso della larghezza. Piazza del Popolo, via Savoia, passeggio Adorno e passaggio Aretusa dominano il porto sulla cui spiaggia si distendono. Trattando dell’antica , occorre rammentare che essa era detta Pentapoli in quanto conteneva in sé cinque città: Ortigia (la città madre sull’isola omonima), Acradina (la più florida, detta anche città esterna), Tiche (il cui nome derivava da un tempio della Fortuna), Neapoli ed Epipoli (epi [sopra] polév [città], perché era la città più alta).

Escludendo Nasso, fu la più antica colonia greca in , fondata nel 734 a.C. dai Corinzii guidati da Archia, figlio di Euagete della famiglia dei Bacchiadi, e i primi coloni si stabilirono nell’isola di Ortigia, che era sacra a Diana. Pare che il nome sia stato assunto sin dall’inizio e che derivi dal vicino stagno dal nome indigeno Siraco. L’estensione della potenza di è stata ininterrotta ed è segnata dalla fondazione di colonie filiali: Acre (Palazzolo), Casmene (Scicli?), Camarina (Santa Croce Camerina). L’intento era di mantenerle come semplici dipendenze per non perdere potere; ciò non impedì il sorgere di discordie intestinei e oligarchie come quelle dei Miletidi o dei Geomori che, espulsi, si rifugiarono a Casmene dando a Gelone, despota di Gela, l’occasione per difenderli e poi conquistare, nel 485 a.C., che popolò con i cittadini di Camarina, di parte della stessa Gela e ancora di Megara ed Eubea.

Con Gelone fu la prima delle città greche in e la sua storia si confonde, in quel periodo, con quella dell’intera isola e, poi, con Gerone, sovrano liberale e illuminato, continuò nella sua floridezza e divenne ritrovo dei letterati Eschilo, Pindaro, Bacchilide, Epicarmo, Sofrone. Giunta al colmo di potenza e ricchezza, tenne testa ai ripetuti attacchi dell’esercito ateniese cui dovette soccombere nel 416 a.C. allorchè al comando vi furono l’ambizioso Alcibiade, l’aristocratico Nicia, Lamaco e Demostene, infine sonoramente sconfitti e annientati.

Il potere dispotico passò, nel 405 a.C., a Dionisio che fortificò di molto (prima di iniziare varie guerre con Cartagine) proteggendola con 14 km di mura e costruendo due fortezze: Exapilon a nord di Tiche ed Eurialo a ovest di Epipoli. Allora furono pure costruiti ginnasi, templi, edifici pubblici per accrescere la sua egemonia sull’ellenismo. Con Timoleone fu instaurata una forma democratica di governo e rimesso in vigore il codice delle leggi per cui visse un altro, sia pur breve, periodo di prosperità che cessò prima con l’arrivo di Agatocle e ritornò poi con Gerone II il quale ampliò il teatro, ricostruì l’ara gigantesca eretta dopo la liberazione del 467 a.C., edificò in Ortigia un palazzo che divenne in seguito residenza dei pretori romani e sotto di lui Archimede ideò le famose macchine da guerra.

si alleò in seguito con Cartagine, dopo aver abbandonato l’alleanza con Roma, e fu assediata dal pretore romano Marcello che però dovette arrendersi all’ingegno di Archimede il quale – secondo leggenda - dai bastioni di Ortigia appiccò, per mezzo di specchi, il fuoco alle navi romane appostate sotto le mura di Acradina. Solo dopo altri due anni di tentativi, nel 212 a.C., i Romani riuscirono a penetrare attraverso il Portus Trogiliorum (oggi chiamato Scala Greca), impadronirsi della porta di Exapilo e di una parte del pendio di Epipoli; anche Tiche e Neapoli furono conquistate e saccheggiate come pure Acradina dopo aver preso Eurialo. Vani furono i tentativi di difesa cartaginese coordinati dai generali Ippocrite e Imilcone. divenne città provinciale del grande Impero romano, ma continuò a essere capitale incontrastata della rimanendo residenza usuale dei pretori romani che governavano l’isola e di uno dei questori incaricati della gestione finanziaria. Cicerone, con enfasi oratoria, la definì “la più grande delle città greche e la più bella di tutte le città” [Cic., Verr., IV,52].

Lo splendore di cominciò a decadere sotto Sesto Pompeo che le cagionò danni irreparabili e inutile fu, per risollevarla, l’intervento di Augusto che nel 21 a.C. vi inviò una colonia romana.
Fu però inserita, nel IV secolo, da Ausonio nell’Ordo Nobilium Urbium tra le città più ragguardevoli della . Nel 278 fu saccheggiata da una banda di Franchi, nel 493 fu presa dai Goti, nel 535 fu portata da Belisario – come capitale della – sotto l’Impero d’Oriente, nel 663 fu residenza imperiale di Costanzo II e nel 669 fu saccheggiata dai Saraceni. Passò sotto il potere dei Normanni, degli Angioini, degli Aragonesi e nel 1860 fu liberata dalle truppe borboniche per mezzo di una spedizione di volontari.

Da ricordare il Teatro Greco, definito da Diodoro “il più bello della , che era il terzo per grandezza (150 mt di diametro) di tutta la Grecia e fu costruito nel V secolo a.C. dall’architetto Democopo, ma assoggettato a molte variazioni. Sorge nel luogo chiamato Mulini di Galermi, al confine del lato nord di Neapoli, e dal quale si gode un superbo panorama. La cavea semicircolare è tagliata nella roccia; una larga recinzione bipartisce 46 sedili che, sorgendo gradatamente dall’orchestra alla parte più alta del teatro, sono divisi in 9 cunei da 8 gradinate ricorrenti a forma di raggi dal centro alla circonferenza. Intorno alla recinzione c’è un muretto di 2,32 mt ornato di una cornice con sotto una fascia di 17 cm sulla quale, in ciascuno dei cunei, vi sono alcune iscrizione greche del tempo di Gerone II. Della scena rimangono due muri paralleli e due massi tagliati nella roccia tra i quali corre un canale per ricevere l’acqua che durante la pioggia allagava la cavea.

Benedetto Fontana

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