L’Isde (International Society of Doctors for the Enviroment) Italia (sezione provinciale di Messina) segnala ancora una volta l’intensa opera di capitozzatura e taglio indiscriminato di alberi di ulivo e altra vegetazione mediterranea nella zona di via Manica di Capo Milazzo. Tale indiscriminata opera di deforestazione non può che favorire un’ancora più violenta azione erosiva da parte di eventuali eventi atmosferici, pur confidando nel netto miglioramento delle condizioni atmosferiche.
Le ordinanze del Comune di Milazzo (numero 194 del 11/12/2008 e numero 196 del 13/12/2008) hanno costretto “temporaneamente” i residenti di via Manica ad abbandonare le proprie abitazioni, ma a tutt’oggi nulla è stato fatto e/o reso noto circa eventuali perizie sulla “fine del cessato pericolo”.
Alle suddette ordinanze non è seguita una dettagliata pubblica relazione tecnica, con la conseguente logica strumentalizzazione dei fatti accaduti. I residenti della zona, infatti, sono stati messi in ginocchio dal provvedimento restrittivo che aveva come obiettivo “l’interdizione del tratto di strada al traffico veicolare”, causa il cedimento di alcuni tratti del muretto di recinzione e del margine della stradella.
In nessuna perizia tecnica è descritta una situazione di pericolo per le abitazioni della zona fatta eccezione, forse, per un paio di esse. Sembra fin troppo evidente il tentativo di prospettare una nuova illegittima e insostenibile viabilità in una zona vincolata, puntando sullo stato di necessità dei residenti, ma anche la Manica ricade nella zona dichiarata Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.) ai sensi della Direttiva Habitat 92/43/C.E.E.
I residenti della strada Manica devono essere informati sullo stato di “cessazione della fine dello stato di pericolo” relativamente al blocco della circolazione e all’eventuale stato di pericolo per le abitazioni.
L’amministrazione deve dire se è in pericolo “solo” la strada: in quel caso sarebbe sufficiente impedire l’accesso ai veicoli piuttosto che evacuare i residenti. Se il pericolo, invece, fosse l’intero “costone”, sarebbe inevitabile che gli interventi siano altri e non la costruzione di una strada.
E’ opportuno che la magistratura, oltre che indagare sulle costruzioni abusive della Manica, indaghi su eventuali tentativi in itinere di cementificazione e speculazione visto che, nottetempo, vengono anche tracciate nella zona strade alternative in assenza di qualsivoglia autorizzazione.
Giuseppe Falliti, referente provinciale Isde Italia



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