Percorro in auto il cammino verso casa. Impervio. Buche, dossi, rattoppi di catrame sprofondati, caratterizzano queste nostre strade che fanno ricordare (quasi con rimpianto) le vecchie trazzere di campagna piuttosto che le vie di un “civile” centro abitato quali hanno la pretesa di essere. Ma ci faccio caso solo io. Vivo attorniata da concittadini che credono che sia normale così. Per ignoranza. E per presunzione. Vivo in una città di incivili. E non ho voglia, non ne ho più, di essere politically correct. Non se lo meritano. Incivili.
Continuo a guidare verso casa sotto questo sole che mi fa intuire che è primavera. Mi destreggio in manovre da autodromo causa l’altrui inciviltà alla guida. Ripenso ai miei studi giuridici. Alla funzione del diritto. “Le norme servono a coordinare le azioni. A consentire di fare progetti”. L’esempio classico? Il traffico. “Cosa succederebbe alla circolazione stradale se non ci fossero regole?”..succederebbe che sei a Palermo.
L’inciviltà, che è stupidità, pervade ogni gesto di chi mi guida e vive al fianco. Stupidità è già bisogno di avere delle regole eteroimposte anche per i gesti più elementari della quotidianità. Non so neanche cosa sia il non voler rispettare quelle regole. IO, che non ne avrei avuto bisogno, lo faccio. Loro no. Ed io (e altri poveri quattro gatti) devo convivere con questa gente. Sottopormi ad esami e selezioni. Dividermi il mercato professionale. Con fatica. Forse sono punizioni divine che, però, nessuno cita mai tra quelle rivolte ad Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso. Faticherai….a vivere. Faticherai a vivere perché il tuo percorso verso casa OGNI GIORNO sarà segnato dall’inciviltà.
Guido ancora. Col miraggio di casa mia. E dai finestrini scorgo la spazzatura che, ormai, fa parte del paesaggio urbano. In questa città è considerato normale il quotidiano senso unico alternato determinato dai cumuli (montagne) di rifiuti che si macerano al sole. Che si decompongo con la pioggia. Normali anche quelli. E’ tutto così normale che soltanto io vivo come un dramma la mancanza di cassonetti vicino casa e come un grande fastidio il fatto di dover trasportare la spazzatura nel cofano della mia auto fino al primo cassonetto. Per tutti gli altri è normale così. Si comincia da piccoli con la carta di caramelle. Si continua col pacchetto delle sigarette lasciato cadere dal finestrino della macchina. Si arriva a concepire la città come una grande discarica a cielo aperto.
Pensavo fosse abbastanza. Non credevo che potesse esserci altro al di là di questo schifo che, poi, è solo la facciata esterna (sia chiaro) di una inciviltà generalizzata e radicata. Nel vivere quotidiano. Nel vivere politico. Nel vivere sociale. Nella morte culturale di questa terra. La mia.
Ma al peggio non c’è mai fine.
Ferma al semaforo di una trazzera centrale e trafficata, sul marciapiede lurido, un animale morto. Un cavallo. Gli occhi ancora aperti ed un rivolo di sangue secco dalla bocca. Segnalata la cosa a chi di competenza (nella lotteria delle competenze), animata dall’erronea ed ogni volta delusa speranza che qualcosa di buono qui c’è, apprendo che al momento non c’è modo di rimuoverlo. Ci vorranno almeno due giorni.
E per le due, tre, quattro volte successive in cui ripercorro quella strada mi imbatto, con sempre maggiore amarezza, in questa scena pietosa che il tentativo ridicolo di coprire l’animale con un telo (che si è spostato al primo alito di vento) ha reso ancora più insopportabile. Per il cavallo. Che nella vita, da bestia nobile, si è trovato nelle mani di bestie ignobili e, nella morte, nelle mani di questa città di merda.
La verità è che se eravamo irredimibili 150 anni fa (con tanti auguri a questa patria che non si merita più il dono del mio rispetto) adesso siamo persi. Tutto il “sale” che i miei concittadini hanno creduto di spargere per la terra ci ha inariditi e viviamo una “normalità” fatta di rassegnazione macerati nel liquido di scolo della stessa spazzatura che ci invade la vita, ahimè, non in senso figurato stupidamente convinti che la guerra sia incivile. Quando, invece, forse, l’inciviltà sta nel subire, senza segno di ribellione alcuno, l’inciviltà degli altri.
Spero solo che i miei figli non vedano la luce in questa terra che luce non è più destinata a vedere.
Irredimibile.
(L’autrice di questo post ha chiesto di rimanere anonima)


Ormai non vive più. Ma il suo cuore ora di arida carne non batté mai per l’avida umanità. Odori di antiche foreste pietrificate ormai più non sente e il vellutato crine è martoriato. Acida gioventù, mai assaporasti la gioia di un nome e il fremito di una gentile carezza. La mano assassina impietosa non trema e dorme quieti sonni. Sentivi il fluente ruscello e cloaca, e l’ignavia attraversava le sbrecciate mura. Anche destini umani simili al tuo, sversati lungo linee che vanno incontro al salso. Così come le materne lacrime, le tue, lambite e ormai secche, a dissetare inascoltate preci.
CORSE CLANDESTINE
Stalle e cavalli sequestrati a Palermo
12/05/2011 - 09:32 Il blitz dei carabinieri nei quartieri di Borgo Nuovo e Sant’Erasmo ha portato all’ispezione di venti luoghi. Quattro le persone denunciate per occupazione abusiva di locali e maltrattamento di animali.