economia

Il 12 novembre (dicono i sindacati) l’amministratore delegato della “4U servizi s.p.a.”, , insieme al suo staff regionale, ha comunicato alle organizzazioni sindacali , e di categoria, lo stato di crisi del call-center di .

Tale condizione, ha sostenuto l’amministratore delegato, perdura da troppo tempo e la speranza di una ripresa, non essendosi realizzata, ha portato alla decisione di chiudere il centro a dicembre. La scelta dell’azienda manda a casa 120 con a progetto (con retribuzione flessibile variabile da 200 a 600 euro mensili), nonché 17 operatori con a tempo indeterminato, alcuni dei quali, operativi nello staff.

In questa provincia, dall’economia debole, con un mercato del fortemente condizionato dal sommerso, un sia pure precario e sia pure sottopagato diventa una fortuna per tanti giovani e meno giovani.

Si aspettava la stabilizzazione ed è arrivato il . , e proclamano lo stato di agitazione e mandano a dire all’azienda che la crisi del di non è determinata dalla ridotta capacità professionale degli addetti, bensì dalla quantità e qualità delle che sono state messe a lavorare in , mentre si è voluto garantire il di al quale non sono state fatte mancare le utili per sopportare il quadro occupazionale.

La 4U servizi, appena nel mese di novembre scorso, ha assunto circa 20 persone con a progetto, in mancanza di aggiuntive. E’ chiaro che il non può accettare motivazioni talmente generiche da destare la convinzione che salvare il è possibile, senza scatenare la guerra tra poveri, cioè tra i di e quelli di , ma determinando un giusto equilibrio degli interessi tra le due strutture.

Ove l’azienda non dovesse dare urgenti informazioni su i suoi propositi, il dovrà ricorrere al Prefetto affinché si costituisca un tavolo con la presenza della 4U.

Vincenzo Trupia

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