Ambiente

L’enorme produzione quotidiana di assilla e amministrazione pubblica. Ogni giorno si pensa o si tenta di raccogliere, selezionare ed eliminare, ma il problema è che la quantità e la complessità dei aumenta in modo esponenziale e sempre meno si trovano spazi in cui smaltirli.

La migliore risposta sarebbe una maggiore differenziazione e dei , campo in cui alcune regioni italiane hanno raggiunto risultati lusinghieri. Non è il nostro caso, dove, a una non perfetta puntualità del servizio, corrisponde un’altrettanta scarsa propensione del cittadino a rispettare le norme di igiene pubblica.

Non avremo mai una città pulita prescindendo dalla stretta collaborazione tra amministrazione e utente-cittadino. Il nodo cruciale sta nel trovare il miglior modo di coinvolgimento che deve andare oltre l’imposizione per legge. Deve essere un rinnovato modo di pensare, più ecologico, più salutare. Gli strumenti a disposizione, oltre alle norme, sono l’informazione che deve essere il più capillare possibile, ricorsiva e multimediale e l’educazione ambientale nelle scuole di ogni grado.

In realtà, non sono vie nuove, mai tentate in città, ma se la situazione attuale ci offre una città deturpata da immondizia, cassonetti semidistrutti, campane di vetro stracolme, discariche abusive su alvei di torrenti, spiagge, boschi, monumenti e piazze storiche, non risultano essere strategie vincenti.

E’ necessario un coinvolgimento più netto, serio e deciso dei e del personale dedicato alla raccolta, la decisione consapevole di adesione a un programma di , magari con la possibilità di seguire il ciclo di vita del rifiuto, per rendere credibile lo sforzo di fare a differenziata.

Ovviamente, questo progetto implica l’impegno di forti risorse in termini di potenziale umano, tecnico ed economico e di tempi di risposta lunga.

Ma esistono esempi, in , di approcci sperimentali di governance dei che prevede un’intervento diretto da parte dell’amministrazione con il cittadino e uno mediato da parte di ecovolontari, professionisti, spazzini di quartiere, figure sociali che aiutano il cittadino a comprendere meglio le norme e a rispettarle.

Tutto ciò, sempre in riferimento al contesto territoriale e alla luce di una vera e chiara volontà politica che sia determinata nelle scelte di raccolta, d’informazione, di controllo, repressione e d’incentivazione.

Nell’ottica di riduzione di e di aumento di , l’ introduce a il sistema di , concedendo in comodato d’uso agli utenti compostiere domestiche. Il compost è il risultato della decomposizione di sostanze organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, del giardinaggio) da parte di microrganismi come insetti, lombrichi e funghi e microrganismi in presenza di ossigeno.

Il risultato, che viene utilizzato come fertilizzante naturale, migliora la struttura dei suoli, la biodispoibilità e fungendo da attivatore biologico aumenta la biodiversità della microflora del suolo. Legambiente plaude al nuovo progetto d’incentivazione della riduzione dei urbani e il trattamento dell’umido.

Si augura, naturalmente, che lo sforzo sia totale, comprenda cioè una grande campagna di sensibilizzazione, un’ informazione capillare di facile comprensione che utilizzi tutti i metodi possibili per poter raggiungere nel minor tempo possibile i maggior numero di : indire, magari, conferenze, incontri nelle circoscrizioni, utilizzare gli appoggi territoriali delle associazioni culturali, di consumatori ambientalistiche, di volontariato.

Per quanto riguarda Legambiente , per indole e vocazione, è indubbia la sua volontà di partecipare al progetto informativo e di educazione ambientale rivolto alla cittadinanza, affinché possa mostrarsi ai suoi abitanti, e quanti la visitano, pulita, bella e verde.

Meno spazzatura, meno cassonetti, più aree verdi. La parola d’ordine, però, deve essere partecipazione. L’Ato, Messinambiente, il facciano il loro dovere: garantiscano l’igiene pubblica. I , dal canto loro, si sforzino di aiutare gli enti a mantenere le promesse.

Educazione civica, rispetto. Le strade sono nostre, le spiagge e le aiuole anche: perché sotterrarle di ?

Santina Fuschi, presidente Legambiente

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