Da dieci anni in cassa integrazione. E poi, qualche mese fa, la notizia che, in fondo, aspettavano: il licenziamento. A Palermo sono rimasti in venti, in tutta l’isola erano più di 500. Sono i lavoratori ex Telecom, l’azienda fallita nel 2000. Poi più nulla, tranne un record difficilmente eguagliabile: cassa integrazione per dieci, lunghissimi, anni. Di deroga in deroga, sono arrivati al 2009. Sono rimasti in pochi, però, rispetto all’inizio.
Qualcuno si è tolto la vita, qualche altro è finito in cura dallo psichiatra, altri ancora - i più fortunati - hanno trovato un altro lavoro. Ma lo hanno fatto da soli, senza l’aiuto promesso dallo Stato, dalla Regione Sicilia o dall’agenzia Italia Lavoro.
Venti persone, a Palermo, questo lavoro non lo hanno trovato, però. Hanno una famiglia, stanno male, sono in tre a parlare a nome di tutti, chiedono di restare senza un nome. “Hanno assunto 3500 persone negli ultimi dieci anni – spiega il portavoce – ma nessuno ha mai pensato a noi. Qualcuno dice che stiamo bene, abbiamo la cassa integrazione e lavoriamo in nero. Invece ci sentiamo degli uomini morti”.
La ex Telecom è fallita nel 2000, e una parte del personale è stato assorbito da una ditta di Arezzo. Il resto, mezzo migliaio, è stato messo in cassa integrazione, inizialmente per un anno, più altri sei mesi. Allo scadere del 2001, una prima deroga per essere affidati a Italia Lavoro, l’agenzia che avrebbe dovuto reinserirli nel mondo (appunto) del lavoro.
“E invece – proseguono – siamo diventati ostaggio della cassa integrazione. L’agenzia ci ha iscritto a un corso, una sorta di borsa lavoro, ma in tutti questi anni non ci hanno mai trovato una occupazione. Quel corso non è mai decollato e loro hanno intascato i soldi della Regione”.
Gli ex dipendenti Telecom, insomma, non hanno mai fatto un corso per il reinserimento nel mondo del lavoro. “Non abbiamo mai avuto la pretesa di continuare a fare lo stesso lavoro, siamo sempre stati disponibili a svolgere nuove mansioni, a seguire corsi di riqualificazione come prevede la legge. Invece, ci hanno lasciato così, carne da macello in balia di corsi fantasma e di un’agenzia che non ha mai fatto nulla, tranne intascare i soldi pubblici”.
Negli anni, l’importo della cassa integrazione si è ridotto sino ai 450 euro mensili del 2008. “Non posso neppure pagare la bolletta - dice uno di loro - mi staccano regolarmente la corrente”. E ancora: “Chiediamo solo di essere reinseriti nel mondo del lavoro. È inconcepibile che 3500 persone ci abbiano scavalcato. Gli ultimi alcuni precari Lsu assunti come autisti. Non avevano neanche la patente, hanno dovuto sostenere gli esami. Noi invece quella patente l’avevamo”.
Sconsolati, delusi, neri. Contro tutto e contro tutti, il mondo politico in particolare. “Da destra a sinistra - lo ripetono in continuazione - se ne sono fregati, indistintamente. E noi siamo qua a cercare di sopravvivere. Con danni che non sono quantificabili. Siamo uomini distrutti e disperati”. Il dieci maggio, se la Regione non troverà una soluzione, scatterà il licenziamento definitivo.
Vincenzo Raccosta


















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