Già una volta ci siamo messi in viaggio per voi (e per noi) sulle splendide e, soprattutto, sicure strade di Sicilia. La prima volta fu un paio di mesi fa quando, da Palermo, tentammo di raggiungere un paese della provincia di Siracusa. La seconda volta è adesso quando, da Palermo, tentiamo di raggiungere Vittoria, una delle prime città denuclearizzate (forse ancora per poco), in provincia di Ragusa.
Per rendere il nostro racconto più originale, rispetto alla scorsa volta, abbiamo deciso di concentrarci esclusivamente sugli elementi che più ci rimarranno impressi nella memoria di questa nuova, entusiasmante, esperienza.
Percorsa l’autostrada Palermo-Catania, la lasciamo all’uscita per Caltanissetta e imbocchiamo subito la strada a scorrimento veloce per Gela. Andando avanti per mezz’ora circa, incontriamo il bivio Judeca che porta a Riesi, ma giriamo in direzione opposta, verso Gela. Arrivati a Gela, evitiamo accuratamente di andare verso il centro del paese e seguiamo le indicazione stradali per Ragusa prima e per Vittoria poi. La strada per arrivare a destinazione è praticamente quasi tutta dritta.
Qual è il problema, allora? Per arrivare nel Siracusano, siamo stati costretti a seguire vie ben più impervie, andare nella direzione indicata da cartelli in posizione orizzontale anzichè verticale, macinare chilometri in più. In questo caso, invece, è filato tutto liscio come l’olio…o no?
Beh, sì, in effetti l’olio della coppa dell’auto è fuoriuscito subito, non appena quest’ultima si è spaccata, sulla strada che da Gela ci ha condotti a Vittoria. Auto vecchia e usurata? No, ritirata dalla concessionaria alla fine dell’anno scorso. Strada dissestata? Non proprio. Il problema è che, tra una buca e l’altra, noi la strada non siamo proprio riusciti a vederla.
Poco male, si tratta di un disagio minimo su un tragitto di 225 chilometri (la metà dei quali percorsi su strade a scorrimento veloce). In effetti, poteva andarci peggio. Il paesaggio lunare che ci ha avvolti, dall’uscita per Caltanissetta e fino all’ingresso di Gela, avrebbe anche potuto inghiottirci per sempre. Il polo petrolchimico di Gela, così vicino alla strada, avrebbe anche potuto decidere di esplodere al nostro passaggio. Ma tutto questo non è successo.
E, infine, Vittoria, una delle prima città denuclearizzate in provincia di Ragusa, avrebbe anche potuto nuclearizzarsi di nuovo. Ma tutto questo non è successo. Ancora.


Bastava prendere l’autostrada Pa-Ct e proseguire per Siracusa e quindi Ragusa. Prima di Ragusa, all’altezza di Chiaramonte Gulfi, girare a dx per Comiso e Vittoria. Si allunga un po’, ma si risparmiano le coppe dell’olio. (In quest’ultimo percorso occhio agli autovelox!).
La prossima volta, visto che il “ponte” è cosa fatta, prenda la nave traghetto per Napoli e si immetta sulla Salerno-Reggio Calabria. A Villa S.Giovanni prenda il traghetto per Messina ove, attraversando pochi chilometri della città, potrà fermarsi in qualche bar a mangiare la pignolata e bere un buon caffè. Passando da un architettato cunicolo, si sposti sull’autostrada per Catania. Questa, se per lei sarà la prima volta in cui la percorre, vedrà che è l’autostrada più bella d’Italia. Pensi che sino a Taormina, sulla sua destra e sulla sua sinistra potrà osservare le pareti delle gallerie. Che bella! Quando arriverà a Catania, mia città natale, ove ho vissuto sino a pochi anni fa, la prima cosa che deve fare è nascondere le borse. Ragazzini piuttosto vivaci possono anche rompere il vetro della macchina e portarsele senza che lei si renda conto di niente. Quando avrà attraversato la tangenziale (si fa per dire), sempre ben asfaltata (sembra una delle mulattiere che saliva sull’Etna ove andavo a cercare funghi) e ammesso che la coppa della sua auto resista e lei abbia saputo evitare qualche energumeno pilota di formula uno (sa, in provincia di Catania, la polizia non ha molti soldi e fa più di quanto potrebbe fare), alla fine troverà lo svincolo per Gela. Imbocchi la superstrada della morte. Ma non si scoraggi, noi siciliani dobbiamo resistere a tutto. Siamo gli automobilisti più dinamici del mondo. A Gela non eviti di attraversare la città, anzi si fermi e porga un saluto al sindaco Crocetta, anche da parte mia, e gli ricordi di non stancarsi mai di essere uomo!
La completa e dettagliata relazione che leggo al commento n.2, mi ha finalmente chiarito quanto un “anonimo” può da un osservatorio sicuramente privilegiato, e non in Sicilia, denunciare pecche e difetti di una regione che gli ha dato i natali. Assomiglia tanto al discorso che un giorno mi fece a Mazara un tunisino perfettamente integrato in Sicilia che, con dovizia di particolari, dileggiava la sua nazione da dove anni fa era migrato.