Ci avevano detto che, crescendo, avremmo messo da parte tutte le nostre idee rivoluzionarie, tipiche dell’età adolescenziale. Ci avevano avvertito che, per cambiare il mondo, occorre la volontà di tutti, non solo quella del singolo. Ci avevano assicurato che, una volta adulti, il nostro primo pensiero sarebbe stato quello di trovare il modo per sbarcare il lunario e nient’altro.
Ci avevano detto questo e tanto altro ancora. Ed era tutto vero. Non ci avevano detto, però, che avremmo pagato in prima persona per gli errori dei nostri padri e delle nostre madri dei cui frutti noi stessi, durante l’infanzia e l’adolescenza, abbiamo beneficiato.
Non ci avevano avvertito che a noi, la generazione dei bamboccioni, sarebbe stata negata la possibilità di scegliere. Non ci avevano assicurato che il nostro futuro sarebbe stato ipotecato per saldare i debiti del passato.
Ma - tant’è - ormai è fatta. E le strade da percorrere non sono molte. Anche se viene voglia di scappare - e non più dalla Sicilia ormai, ma dall’Italia intera - non ci resta che decidere se continuare ad amare questo paese di santi, navigatori, poeti…ladri, corruttori, assassini, mafiosi…o se lasciarlo, per sempre, in cerca di un’altra patria di cui diventare figli, anche se adottivi.
Subendo, magari, lo stesso trattamento che riserviamo alle migliaia di persone, più comunemente chiamate clandestini, che affrontano lunghi e terribili viaggi pur di scappare, a loro volta, da altri paesi che hanno deciso di lasciare.
Viene proprio voglia di scappare, e non più dall’Italia intera ormai, ma dal mondo.


Se scappassimo tutti, faremmo un grande favore a chi vuole il precariato, ai “fannulloni” della Borsa, a chi mira al facile arricchimento, ai falsi ideologi del pensiero cosiddetto liberale, ai mafiosi e ai loro amici massoni, banchieri e industriali. Lei, Barbara, che ha citato un “Uomo”, cerchi di convincere i giovani a credere sempre negli ideali dei puri come Lei. Credeteci sempre, il futuro è vostro!
Salvatore Fassari
Avevo ottenuto un lavoro precario, con tante promesse prima del voto, ma una volta ottenuto il voto, il signor sindaco si è seduto sulla poltrona e sono finiti amicizia e lavoro. Morale della favola******************************* I politici, durante le elezioni, sono tutti tuoi amici. Dopu, si tu ci vai e i trovi, di luntanu ti salutano e a segretaria ti rici di riturnari tra qualchi misi. Pi pigghari assai voti si insultano, si offendono, per sistemarsi cu stipentiu do parlamento. I circa cinquecento ca ragiunanu o ministero, tutto quello che dicunu l’indumani non è vero e sturianu sempre nuovi leggi, per assistarsi chiu comidi nelli seggi. Il lavoro non lo conoscono, ma impongono e lasciano scalzo e malandato, cuntentu e aggabatu, cu dru picculu minsili u pinsiunatu. Rosario.
Dimenticavo di aggiungere, in risposta all’anonimo, di guardare oltre l’orizzonte e di avere il coraggio di
presentarsi. Rosario.